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PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: -6- ANDREA MASSAINI

Le opinioni di alcune personalità pistoiesi: ANDREA MASSAINI intervistato da Luciano Pallini.

di Andrea Massaini | 14 Febbraio 2026

Tante idee nuove rispetto alle opinioni correnti. Pistoia, Prato, Firenze una fusione a freddo che non funzionerà mai… iniziare a delineare un territorio alternativo che possa comprendere anche Collodi (non dimentichiamoci mai della “potenza” di Pinocchio nel mondo) e Vinci……Guidare di più e remare di meno…. Le priorità sono progetti generativi, non bastano più le buone idee, soprattutto a Pistoia.

1. In una Toscana che arretra in un Paese che è fermo, che lettura dai della situazione economica e sociale del Comune? Quale futuro per le attività economiche nel panorama di una galoppante deindustrializzazione? E quale futuro lavoro, in particolare per i giovani e le donne? In uno scenario che sarà dominato dalla diffusione delle applicazioni della Intelligenza artificiale

Credo occorra sviluppare un sistema integrato di formazione professionale che colleghi università, imprese locali e istituzioni per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani in settori innovativi come la green economy, il digitale e l’economia creativa. Attività che possano includere tirocini retribuiti, borse lavoro per attività socialmente utili e percorsi di accompagnamento all’autoimprenditorialità giovanile. In sintesi estrema credo che siano variate le modalità per creare lavoro e per entrare nel mondo del lavoro. Anche gli inserimenti di tutti coloro che per vari motivi hanno perso il posto, debbano passare da accompagnamenti guidati e non dettati dalla casualità o dalla fortuna (o ancora peggio dalle conoscenze). Lo sviluppo è concertazione ma anche fiducia e senso di responsabilità. Alla Toscana non manca niente per ripartire.

2. Nessuno, o quasi, parla più o, peggio, pensa più in termini di area metropolitana Firenze Prato Pistoia. E’ stato un tema, che qualche decennio anni fa agitava Pistoia, quando si parlava della sua marginalità in questa area. Su quali interventi, non solo di infrastrutture fisiche, Pistoia dovrebbe puntare per rientrare in questa partita e sviluppare le sue potenzialità? E come dovrebbe atteggiarsi Pistoia di fronte lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze-Peretola, per dirne una?

Pistoia, Prato, Firenze una fusione a freddo che non funzionerà mai. Pensiamo invece a qualcosa di nuovo, di strategico per unire più comuni insieme (modello Lyon). Firenze dovrà concedersi ad altre parti della Toscana, se non vorrà asfissiarsi definitivamente. A Pistoia quindi per residenza, per scelta strategica oppure per studio, per innovare. Non propendere più solo alla grande area e al turismo invadente. Occorre secondo me, iniziare a delineare un territorio alternativo che possa comprendere anche Collodi (non dimentichiamoci mai della “potenza” di Pinocchio nel mondo) e Vinci. Perché non includere i paesi della prima fascia collinare ed i comuni del Montalbano fino ad arrivare al versante della città natale di Leonardo. Ovviamente i collegamenti con Firenze dovranno sempre passare da una maggiore frequenza della linea ferroviaria, ad oggi totalmente inadeguata. Penso anche ad un servizio temporaneo “stile flixibus” per collegare quello che il treno – ed altri mezzi- non riesce a fare. Purtroppo non possiamo permetterci di aspettare.

3. Un tema ineludibile è quello del rapporto con il privato per la gestione dei servizi (acqua, rifiuti): c’è nella sinistra un evidente ritorno al passato sia la gestione pubblica dell’acqua che per la quotazione in borsa della multiutiliy, su base esclusivamente ideologiche, per dire qualcosa di sinistra, ma non per migliorare il servizio ai cittadini. Cosa ne pensi?

Il servizio dei rifiuti non può essere generalizzato per funzionare a dovere. Credo in impianti di smaltimento sul modello tedesco o danese e credo in un servizio differenziato, vario. Ci sono quartieri dove funzionerà meglio il centralizzato (cassonetti o altro) e quartieri dove invece funzionerà meglio il personalizzato (sotto casa a giorni alterni). Fondamentale la formazione di accompagnamento. In ogni caso aperta sperimentazione alle formule più appropriate.

4. Cosa metteresti al centro del programma come impegno prioritario e prevalente, come asse strategico principale per la nuova amministrazione: la casa piuttosto che la cultura? Servizi per la natalità ed i bambini o servizi per l’assistenza agli anziani (i bambini non votano, gli anziani si…? Il sostegno alle attività economiche o l’ambiente?  Oppure la scuola, per adeguarla alle nuove sfide?  Per non dire delle sfide per la nuova medicina territoriale.

Intanto parlerei di metodo. Guidare di più e remare di meno. Una logica che ci ricorda che non è sempre necessario fornire servizi direttamente da parte di un Ente pubblico, ma che invece è obbligatorio assicurare che questi servizi vengano realmente forniti, continuando a guidarne i parametri e gli obiettivi.

Le città più “avanzate” usano ampiamente strumenti e tecniche appropriate per l’ascolto collettivo, come ad esempio ricerche di opinione, incontri, test, centri di ascolto, per poi agire e prendere le necessarie decisioni. Non si può solo ascoltare come se fosse uno slogan da campagna elettorale e non si può più decidere senza condivisioni. Ci sono sempre delle priorità, occorre leggerle con osservatori di comunità.

Le priorità sono progetti generativi, non bastano più le buone idee, soprattutto a Pistoia.

5. Uno dei temi più avvertiti dai cittadini è la questione dell’abitare, affrontata spesso senza tener conto del cambiamento profondo della domanda. Quali proposte potrebbero venire dagli enti pubblici in collaborazione con i privati, profit e non profit, con il supporto delle aziende del credito e le Fondazioni bancarie per elaborare un programma a medio-lungo termine e curarne la realizzazione? Anche per evitare la (s)vendita del patrimonio immobiliare del Comune, storico e di recente donazione (es. Villini Desii)

Domanda molto complessa, legata allo sviluppo dei piani urbanistici, troppo fermi da tempo. Il processo dell’abitare si sta evolvendo e la lettura delle necessità reali dovrà essere molto più rapida che in passato. Anche in questo caso ci sono cittadine italiane ed europee che hanno sviluppato e sperimentato nuove forme di risposte al bisogno dell’abitare. Cercherei di imparare da questi luoghi.

6. Il rapporto con i privati per gli investimenti: si afferma, si invoca ma poi nella pratica non riesce a decollare perché si pretende di imporre obblighi e adempimenti del pubblico e perché scattano sempre, regolarmente, le pregiudiziali ideologiche, dimenticando la lezione di un dirigente che ha fatto il suo paese grande, forse anche troppo: «Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi». Come metterlo in pratica, ad esempio, per il recupero e la riqualificazione urbana? Le ex Breda non sono un esempio incoraggiante…

La risposta a tutto è in un Osservatorio Permanente. Se organizzato bene potrà essere una fonte inesauribile di risposte alle domande più urgenti e frequenti. Modalità, stili di vita, cambiamenti, aspettative. Se letti bene i dati, i servizi non potranno tradire le aspettative. (Brescia, per esempio, ne ha adottato uno di recente).

7. I sindaci, di fronte a problemi quali la sicurezza ed il contrasto della criminalità, in campagna elettorale tendono ad atteggiarsi a Superman, promettendo l’impossibile su temi dove hanno competenze residuali, ma, una volta eletti, ridiventano il timido Clark Kent schiacciato da ostacoli burocratici ed impossibilitato a mantenere. Cosa si dovrebbe fare per il contrasto alla criminalità e per la sicurezza ed il decoro della città?

Presidio del territorio, o comunque luoghi sentinella per prevenzione (pro loco, circoscrizioni, associazioni). Un comandamento su tutti: trasformare gli abitanti in cittadini, altrimenti, senza socialità e senso di appartenenza, molti sforzi saranno vani.  Le forze di polizia “a chiamata “non potranno mai contenere e gestire la sicurezza nei quartieri. I patti di comunità, in uso in diverse città italiane,  li reputo una ottima proposta di presidio e prevenzione. Inoltre genera senso di comunità, sinonimo di successo.

8. Sulla questione migranti infuria lo scontro politico in tutto il mondo occidentale (nessun si domanda perché non vogliono andare in Russia o in Cina o perché scappano da Cuba): l’estrema destra raccoglie consensi sempre più ampi, in Europa governi a guida liberale e progressista tendono a restringere l’accoglienza. A Pistoia in questi anni si è consumata la vicenda di Vicofaro che ha diviso la comunità pistoiese e lacerato la Chiesa locale. Quale potrebbe essere una politica di sinistra per l’accoglienza a Pistoia che possa fare dei migranti una risorsa?

Non credo sia una politica di destra o sinistra. Occorre a mio avviso un programma di integrazione a 360°. Il sistema integrato di accoglienza che va oltre l’emergenza e va a focalizzarsi sull’integrazione di lungo periodo attraverso corsi di lingua italiana, programmi di formazione professionale, mirati alle esigenze del territorio, mediazione culturale nelle scuole e nei servizi pubblici e creazione di imprese sociali per l’inserimento lavorativo. La creazione di un osservatorio sulle disuguaglianze.

Cioè l’istituzione di un centro studi permanente che monitori le dinamiche socio-economiche locali e proponga politiche per ridurre le disuguaglianze, con particolare attenzione a: gap di genere, divario generazionale, inclusione delle persone con disabilità e contrasto alla povertà educativa. Le persone migranti che incontriamo oggi avranno, o già hanno, dei figli che si siederanno accanto ai nostri nelle scuole. Quindi un problema da affrontare che riguarda tutti, in una logica di “a tu per tu”. Ovviamente in totale cooperazione con Diocesi, Associazioni preposte, Amministrazioni coinvolte, Enti.

9. Che giudizio dai della sanità pistoiese nel contesto di una super ASL dove Pistoia è il vaso di coccio? Ed i tanti, troppi progetti di medicina territoriale, perfetti sulla carta ma spesso destinati a naufragare per mancanza di risorse, finanziarie ed umane? Su cosa il Comune dovrebbe focalizzare il suo impegno? e come superare la ritrosia che si avverte, nonostante apprezzamenti formali,  nei confronti del Terzo Settore che può dare un contributo importante nell’ambito della programmazione dei servii da parte del soggetto pubblico? 

Le idee sono giuste. I presidi sanitari diffusi non hanno avuto successo. La gente si reca di solito al pronto soccorso. Quindi partirei di li potenziando e differenziando per patologie l’area di prima accoglienza sanitaria. A Pistoia inoltre c’è ancora la grande pagina irrisolta del vecchio “Ceppo”. Lo reputo una vera opportunità e non un peso edilizio da smaltire il prima possibile. Li potrebbero essere decentrate alcune funzioni. Credo anche nella sanità diffusa e specializzata. La Toscana tutto sommato non è così irraggiungibile per visite specialistiche nei vari ospedali regionali.

10   Indicami tre interventi prioritari, chiari e definiti oltre che monitorabili nel loro avanzamento, che inseriresti nel programma per la città, le periferie, la montagna.

Una vera e propria rivoluzione sulla mobilità. Anche se quando penso a Pistoia mi vengono in mente: processi generativi, creatività e verde. Credo stiano su queste traiettorie le nuove sfide per la città. Un modo diverso di interpretare la convivenza. Inoltre credo siano fondamentali le alleanze fra le aree interne e le aree strategiche a noi vicine o confinanti.

11. Se ti dico Università a Pistoia che reazione hai?

Una priorità assoluta. Forse la prima di tutte. Ragionerei poi di quali Università soprattutto di quali modelli utili per una città come Pistoia. Starei molto attento a non replicare i fallimenti del passato su questo tema fondamentale.

12.  Come ha lavorato l’amministrazione Tomasi? Ha usato al meglio gli strumenti e le risorse che ha avuto a disposizione? Dove ha fatto meglio e quali le carenze che risultano più evidenti?

La Giunta Tomasi ha lavorato discretamente nella ordinaria amministrazione, che non deve essere considerata né scontata, né poco impegnativa, tutt’altro. La prima regola è infatti quella di non fare danni irreparabili. Oggi si comunica molto di più tutto quello che viene fatto ed anche si enfatizzano molto di più le attività svolte, grazie all’uso dei social. Assente invece la visione a lungo termine, assolutamente necessaria a mio avviso.

13.   Quale il percorso che preferisci per arrivare all’appuntamento elettorale: prima la coalizione con il candidato sindaco e poi un programma tagliato sulla coalizione con infinite mediazioni? Oppure prima un programma di misure essenziali per il futuro di Pistoia, su quale si costruisce la coalizione che lo condivide e che esprime il sindaco?

Credo sia importante una visione un programma in bozza del proponente (persona fisica o gruppo che sia), da implementare, arricchire dopo un lungo ascolto nel territorio. Il giochino dei nomi ha stancato tutti (anche se rimane quello più amato e usato da pistoiesi…e non solo…).

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Pubblicato in : Politica

Info Andrea Massaini

Dopo una formazione in Istituti Professionali a Pistoia, inizia a lavorare nelle aziende di famiglia nel settore turistico. Successivamente si dedica alla formazione scolastica ed a quella per adulti nel campo del marketing e comunicazione. Ha diretto per diversi anni la società Pistoia Promuove. Ricopre oggi il ruolo di marketing manager e direttore del Campus, dell’azienda Vannucci Piante. È stato fra i fondatori del primo Consorzio di Promozione turistica e territoriale della città di Pistoia, dell’Associazione g713 pistoia valley e del Polo culturale Puccini Gatteschi, di cui ha ricoperto anche il ruolo di Presidente. È associato a diversi Enti no profit ed associazioni per il volontariato ed il sociale. Coltiva da anni la passione per il teatro e l’arte contemporanea. Affascinato a sperimentare nuovi linguaggi, ha ideato giochi intellettuali per scuole e comunità, podcast, format, giocattoli di conforto, quaderni concettuali, performance, installazioni, spettacoli e cortometraggi in bianco e nero. Scrive racconti e storie per allenare la palestra della mente. Convinto cattolico e Ministro straordinario della comunione eucaristica per la Diocesi di Pistoia presso la Parrocchia di Valdibrana, ama la famiglia e vive in campagna.

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