In un recente Convegno cui ha fatto seguito un intervento su “Solo Riformisti” è stato messo in rilievo l’importanza di combattere il fenomeno dell’astensionismo al fine di favorire un corretto funzionamento del sistema democratico e irrobustire il sistema stesso. Sono stati evidenziati tutti i possibili effetti negativi e le distorsioni derivanti da un indebolimento della partecipazione popolare, per cui la necessità di esaminare e contrastare tale fenomeno appare senz’altro rilevante.
Ma cosa si può fare?
Innanzitutto comprenderne le radici, poiché si tratta di un fenomeno dalle vaste dimensioni e dalle cause profonde, che contraddistingue soprattutto il periodo della seconda Repubblica ovvero il periodo storico successivo alla cosiddetta caduta delle ideologie con l’avvento del sistema dell’alternativa tra raggruppamenti di centrodestra e centrosinistra e l’ingresso in tali alleanze dei post-comunisti e dei post neofascisti.
È forse tale fattore che ha determinato una caduta di tensione nell’elettorato, che non ha più temuto rivolgimenti profondi derivanti dall’esito elettorale. E quindi, progredendo negli anni tale sistema, le delusioni provate col registrare la scarsa incisività delle azioni di governo e forse anche la scarsa qualità delle classi politiche che si sono succedute, hanno indotto parte dell’elettorato ad astenersi dalla partecipazione attiva.
Tali delusioni sono in parte connaturate con il dispiegarsi di qualsiasi azione di governo, ma in Italia il fenomeno si è accentuato per gli stretti margini, soprattutto economici, entro i quali si svolge l’azione di un governo, principalmente per i condizionamenti derivanti dalle regole europee applicate ad uno stato qual è il nostro, gravato da un pesante debito pubblico, dove è ritenuta giustamente necessaria una spesa pubblica controllata entro parametri rigorosi.
Nel mio intervento al Convegno mi sono peraltro soffermato su alcuni altri elementi contingenti che rendono il sistema elettorale della Regione Toscana meno competitivo di quel che potrebbe essere, inducendo parte dell’elettorato a non partecipare o a partecipare con scarso impegno e attenzione al momento elettorale.
In particolare ho individuato alcuni punti deboli e controversi dell’attuale sistema elettorale della Regione Toscana, che non mette in competizione le liste delle singole circoscrizioni (tranne che i maggiori partiti) favorendo le circoscrizioni con maggior numero di abitanti.
Il sistema elettorale premia i partiti che appartengono alle coalizioni, sia di maggioranza che di minoranza, penalizzando le formazioni minori. Il caso Bundu ne è un esempio.
La soglia di sbarramento per i partiti minori, al fine di poter accedere alla ripartizione dei seggi nel consiglio regionale, è del 3% se tali partiti o tali liste fanno parte delle coalizioni, sia quella di maggioranza che esprima il Presidente, sia di una coalizione di minoranza che registri più del 10% dei voti.
Qualora invece un partito o una lista non facciano parte di simili coalizioni, la soglia di sbarramento si alza al 5% e ciò non appare a molti né opportuno né molto democratico.
Comunque una soglia così alta non incentiva gli elettori.
Vi è poi il problema di come si attribuiscono i seggi ad una lista minore che raccolga un numero di seggi basso o comunque inferiore al numero delle circoscrizioni elettorali, per cui in varie circoscrizioni quella lista non avrà alcun eletto.
In tali casi sarebbe necessario mettere in competizione tutte le circoscrizioni elettorali tra di loro, per far sì che gli elettori di quella lista siano interessati a votare e a far propaganda per i loro candidati circoscrizionali essendovi la possibilità di vedersi attribuito un seggio.
Ma non è così.
Il primo eletto di una lista minore viene di fatto attribuito ad una delle quattro circoscrizioni in cui è divisa la provincia di Firenze, con un escamotage a giudizio mio (e non solo mio) incostituzionale.
Per il secondo seggio sono avvantaggiate le circoscrizioni più popolose (ad iniziare da Lucca e Pisa) perché si andrà a prendere in considerazione il numero assoluto di voti che ha ottenuto quella lista nelle varie circoscrizioni, con probabilità molto maggiore per le circoscrizioni più popolose quindi.
All’epoca della prima Repubblica l’elezione al Senato, anch’essa impostata su base regionale tramite collegi uninominali, premiava i candidati delle circoscrizioni nelle quali la lista a cui venivano attribuiti i seggi aveva ottenuto la percentuale di voti più alta.
Con quel sistema in tutte le province vi era una maggiore tensione dei militanti e simpatizzanti di un partito e dei facenti parte di quell’area politica, al fine di portare in Parlamento un candidato di quella provincia.
Ma per il Consiglio regionale della Toscana sarà difficile che il candidato che riporta più preferenze a Lucca e Pisa, che hanno 340/350mila elettori, possa essere battuto ad esempio da un candidato di Massa Carrara o di Prato che non non arrivano a 200.000 elettori. Perché se una lista prende il 7% a Lucca o Pisa, votando il 50% degli elettori, ci sarà una base di 12/13mila voti ai quali aggiungere le preferenze del candidato più votato, mentre in una circoscrizione di nemmeno 200/mila elettori (come Prato e Massa) con il 7% si avrà una base di 7mila voti, a cui aggiungere le preferenze del primo candidato più votato.
Tutta l’area politica che gravita intorno alla lista ben conosce questo meccanismo, per cui scarsamente si impegna nella maggior parte delle circoscrizioni elettorali come abbiamo potuto verificare “sul campo”.
Aggiungo per chiarimento che per Firenze non contano i voti presi in una delle quattro circoscrizioni in cui è divisa la provincia, ma si sommano tutti i voti delle quattro circoscrizioni che costituiscono la provincia per ottenere la base su cui effettuare i conteggi con una evidente disparità di trattamento per i candidati delle altre circoscrizioni.
Nel predisporre tale testo i grandi (centro destra e centro sinistra) e i fiorentini hanno pesato nei confronti dei minori e dei provinciali!
Quindi la Toscana, per dirlo in toscano, nell’ambito del fenomeno di disaffezione per il voto “ci ha messo del suo “!
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