Durante la dissoluzione dell’Unione sovietica l’Ucraina si dichiarò Stato indipendente e democratico mediante l’Atto d’indipendenza adottato dal parlamento il 24 agosto 1991, confermato con il referendum del 1° dicembre 1991.
La vittoria fu schiacciante; dei 31.891.724 cittadini ucraini che votarono, più del 90% si espresse favorevolmente.
Evidentemente molti si ricordavano quello che nel passato avevano subito sotto la dominazione russa.
Con il Memorandum di Budapest del 1994 l’ucraina rinunciò all’armamento atomico presente sul suo territorio e lo consegnò alla Russia in cambio del rispetto dell’indipendenza e della sovranità della Nazione.
L’Ucraina era comunque un paese diviso fra un passato sovietico e la voglia di rivolgere il proprio futuro ad occidente.
Un esempio fu la rivoluzione arancione del 2004, quando il popolo protestò in massa in difesa della vittoria elettorale del candidato filoeuropeo Viktor Yushenko.
Nel 2013 la protesta detta Euromaidan contro la corruzione del Presidente Yanukovich che rifiutò il patto commerciale con l’Unione Europea portò alla sua fuga in Russia.
Intanto Putin, salito al potere da qualche anno, definì la rivoluzione scoppiata nel paese «un colpo di stato incostituzionale e una presa del potere militare».
Il 26 febbraio 2014 i militari russi presero il controllo della penisola di Crimea, e il giorno successivo occuparono Parlamento e Governo locale, insediando Sergej Aksënov, leader locale filorusso, che annunciò l’intenzione di indire un referendum dichiarato non valido il 27 marzo dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Nel 2014 la Russia infiltrò combattenti irregolari con lo scopo di destabilizzare la regione del Donbas e fomentare uno scontro armato con l’apparato fedele a Kyev.
La regione ha sempre avuto una componente russofona e una minoranza di questi erano certamente filorussi.
La guerra del Donbas è iniziata quando, il 12 aprile 2014, sono stati sequestrati edifici amministrativi a Sloviansk e Kramatorsk dell’Oblast di Donetsk sotto la guida di combattenti russi irregolari.
Gli irregolari anti-ucraini erano guidati dal cittadino russo, colonnello in pensione ed ex ufficiale dell’FSB Igor Girkin.
Il 13 aprile, il presidente ucraino ad interim Oleksandr Turchynov ha annunciato l’inizio della cosiddetta operazione antiterrorismo (ATO) inviando truppe nel Dombas.
Il 14 agosto 2014, una grande colonna di almeno due dozzine di mezzi corazzati e altri veicoli dell’esercito russo ha attraversato il confine russo-ucraino per entrare nel Donbas.
Per fermare gli scontri nel furono firmati gli Accordi di Minsk.
Due patti, il primo sottoscritto nel settembre 2014 e il secondo nel febbraio 2015, che miravano a porre fine al conflitto nelle regioni di Donetsk e Luhansk attraverso un immediato cessate il fuoco, il ritiro delle armi pesanti, la decentralizzazione del potere in Ucraina e lo svolgimento di elezioni locali.
Nonostante gli sforzi, questi accordi non furono mai completamente attuati.
Nel 2021 la Russia ha schierato un enorme numero di mezzi militari al confine con l’Ucraina e in Bielorussia.
All’alba del 24 febbraio del 2022, Putin ha annunciato un'”operazione militare speciale” nell’Ucraina orientale finalizzata a garantire la sicurezza dei cittadini russi, e minacciando i Paesi che fossero intervenuti; la dichiarazione è stata immediatamente seguita da attacchi aerei e missilistici verso obiettivi strategici e civili.
Due ore dopo, le forze di terra russe sono entrate nel Paese.
Il presidente Zelenskyj rifiutò l’offerta americana di fuggire all’estero e ha invece organizzato la difesa del proprio paese che prosegue tutt’oggi.
.


OH, I FRANCESI!
Lascia un commento