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2° WORKSHOP SOLORIFORMISTI: LA SANITÀ/4-La soddisfazione…

“La soddisfazione dei cittadini europei per i loro servizi sanitari e la correlazione con la spesa sostenuta”

di Luciano Pallini | 1 Luglio 2025

 

Con cadenza annuale dal 2018 IPSOS, tra le più grandi aziende al mondo nel settore delle ricerche di mercato, analisi di opinione e consulenza strategica, conduce un sondaggio sulle opinioni dei cittadini sul funzionamento dei servizi sanitari nazionali, IPSOS HEALTH SERVICE REPORT, esteso a 31 paesi[1].

Pur nella consapevolezza dei limiti di queste indagini, è sembrato interessante mettere a confronto i risultati del sondaggio per dieci paesi europei, di cui due (Svizzera e Gran Bretagna) non appartenenti all’Unione Europea.

Guardando ai due modelli di servizio sanitario nazionale prevalenti in questi paesi , in sei  (Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Francia, Germania, Polonia) opera il modello Bismarck, che utilizza un sistema assicurativo – “fondi malattia” – solitamente finanziato congiuntamente da datori di lavoro e dipendenti attraverso le trattenute sulla busta paga.

Anche se si tratta di un modello multi-payer – la Germania ha circa 240 fondi diversi – una regolamentazione rigorosa dà al governo gran parte del potere di controllo dei costi altrove fornito dal modello Beveridge a pagamento unico.

Il modello Beveridge opera in quattro paesi (Svezia, Gran Bretagna, Spagna, Italia).  In questo sistema, l’assistenza sanitaria è fornita e finanziata dal governo – unico pagatore –  attraverso il pagamento delle tasse. Molti, ma non tutti, gli ospedali e le cliniche sono di proprietà del governo; alcuni medici sono dipendenti pubblici, ma ci sono anche medici privati ​​che riscuotono i loro onorari dal governo.

Ci sono contaminazioni tra i due modelli, per dirne una in Svezia gli ospedali sono gestiti dagli enti territoriali ma i medici sono pagati a prestazione.

[1] Fra venerdì 26 luglio e venerdì 9 agosto 2024 Ipsos ha intervistato 23,667 adulti. Il campione contava circa 1.500 persone in Germania e Brasile, 1.000 in Australia, Canada, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone, Nuova Zelanda, Spagna, e USA, circa 500 persone in Argentina, Belgio, Cile, Colombia, Ungheria, Indonesia, Irlanda, Malaysia, Messico, Paesi Bassi, Peru, Polonia, Singapore, Sudafrica, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Tailandia e Turchia. L’intervallo di affidabilità è +/-3,5% con 1.000 intervistati e +/-5% con 500 intervistati


 I risultati del sondaggio

Alla domanda su quale giudizio danno delle prestazioni del servizio sanitario del proprio paese, le risposte degli intervistati collocano nelle prime tre posizioni paesi ricchi e di più contenuta dimensione demografica (Svizzera, Paesi Bassi, Belgio) che condividono tutti il modello Bismarck. Il giudizio positivo (molto buono + buono) è nell’intorno del 60% mentre quello negativo (molto scarso + scarso) si ferma attorno al 10%. Il saldo tra giudizi positivi e quelli negativi va da 56 p.p. della Svizzera ai 55 dei Paesi Bassi fino ai 47 p.p. del Belgio. 

Seguono Svezia e Gran Bretagna, alfieri del modello universalistico, con giudizi positivi attorno al 50% ma con giudizi di insufficienza in aumento, così che il saldo va dal 37 della Svezia al 31 della Gran Bretagna.

1. Giudizi sulla qualità sei servizi sanitari cui si ha accesso nel paese

Francia, Spagna e Germania hanno una percentuale di giudizi positivi compresa  tra il  48 e il 42% cui si accompagnano valutazioni di insufficienza superiori al 20%, così che il saldo scende a poco più di 20 p.p.

Fortemente negativa è la valutazione dei servizi sanitari in Italia – con i giudizi positivi al 27% sopravanzati da quelli negativi al 34 % e un saldo in area negativa di -7 p.p.-  ed in Polonia, dove il 14% di giudizi postivi è travolto dal 42% di giudizi negativi, con un saldo di – 28 p.p.

Agli intervistanti è stato poi chiesto se, per gli anni a venire, prevedevano un miglioramento od un peggioramento dei servizi sanitari oppure la loro stabilità.

Circa metà degli intervistati, tra il 47% della Gran Bretagna ed il 64% della Svizzera, ritiene che la qualità dei servizi resterà invariata mentre nella metà rimanente prevale decisamente il pessimismo tant’è che solo in Spagna è positivo (+8 p. p.) il saldo tra chi prevede un miglioramento e chi intravede un peggioramento. Sono soprattutto i paesi più grandi (Germania,  Italia e Francia) con l’aggiunta dei Paesi Bassi che vedono nero, con i pessimisti tra il 35 ed il 42%, con saldi negativi da brivido.

2. Previsione sul futuro del servizio sanitario: miglioramento vs peggioramento

Le cause delle disparità dei giudizi: la spesa per la sanità?  

Nell’opinione pubblica italiana è largamente prevalente l’opinione che è l’insufficienza delle risorse assegnate a causare le carenze e i disservizi lamentati: per la salute non si deve badare a spese, come ritengono sia scritto nell’art. 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività,” dimenticando sempre o quasi quel che viene dopo la virgola “, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

3. Spesa pro capite euro 2022 a parità di potere d’acquisto_ prezzi costanti, base 2015

La spesa pro capite nel 2022 va (a parità di potere d’acquisto) da quasi 5.300 euro della Svizzera ai poco più dei 1.700 della Polonia mentre l’Italia si ferma poco al di sotto dei 2.500 euro, di poco superata dalla Spagna.

La spesa rispetto al 2015 è cresciuta dell’8,6% in Italia, comunque, una crescita superiore a quella di Svezia e Belgio ed in linea con quella dei Paesi Bassi.

La quota a carico dei cittadini in Italia è abbastanza elevata, quasi 633 euro, inferiore solo a Svizzera, Belgio e Spagna ed in linea con Germania e Paesi Bassi.

4. Spesa pro capite euro 2022 a parità di potere d’acquisto_ prezzi costanti, base 2015 per fonte finanziamento

Una recentissima analisi (Per Molander “Public versus private healthcare systems in the OECD area– a broad evaluation of performance” in The European Journal of Health Economics, marzo 2025) mette a confronto i due sistemi arrivando alla conclusione che non sono da attendersi guadagni automatici in termini di efficienza dalla transizione da un sistema sanitario governativo a un sistema assicurativo obbligatorio. La variazione all’interno di ciascun gruppo di politiche è notevolmente superiore a quella tra i due gruppi

La più ampia dispersione di risultati all’interno del cluster gestito privatamente comporta rischi di sorprese negative e quindi depone a sfavore di tale cambiamento

Fig. 1. Punteggio medio di performance (cardinale) in funzione della spesa sanitaria pro capite corretta per età (PPPUSD) – curva logaritmica.


La ricerca conclude che i sistemi sanitari, in cui i fondi pubblici costituiscono una quota elevata del flusso totale di risorse nel sistema, tendono ad essere più efficienti: chi controlla le risorse è più importante del modello organizzativo scelto.

L’analisi poi dimostra che i sistemi di assistenza sanitaria mostrano rendimenti decrescenti rispetto alla scala a livello aggregato, il che significa che i miglioramenti della qualità diventano sempre più costosi con l’aumento delle ambizioni.

Ma che esistano inefficienze è evidente nel caso italiano: a parità di spesa, le performance della Spagna sono superiori a quelle italiane .

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Pubblicato in : Politica

Info Luciano Pallini

Laureato in Economia e commercio all’università di Firenze con il massimo dei voti e la lode, Luciano Pallini è stato dal 1970 al 1975 responsabile dell’Ufficio studi del Comune di Pistoia. Qui, dal 1975 al 1988, ha ricoperto diverse cariche elettive. Già componente del consiglio di amministrazione dell’Irpet e della S.a.t. “Galileo Galilei” di Pisa, svolge da trent’anni attività di consulenza alle imprese e di ricerca economica. Attualmente svolge attività di coordinamento del Centro studi Ance Toscana e del Centro studi della Fondazione Filippo Turati. Presiede inoltre l’associazione E.s.t. (Economia società territorio) con la quale realizza progetti di sviluppo basati sulle risorse locali, in particolare i beni culturali.

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