Senza riforme coraggiose il sistema sanitario pubblico è destinato a collassare. La situazione demografica ed epidemiologica dell’Italia è molto diversa da quella degli anni ’70.
La prima riforma è l’abbandono della demagogia.
Le cifre differiscono ma su una cosa tutti gli osservatori sono d’accordo.
La sanità italiana sta andando in affanno.
Non per il livello delle prestazioni, senza tema di smentite il nostro è uno dei sistemi sanitari migliori, ma per mancanza di fondi.
Un po’ di numeri aiutano a capire meglio la situazione.
Oggi la spesa sanitaria complessiva, pubblica e privata, si colloca attorno ai 180 miliardi all’anno.
Di questi 143 sono quelli stanziati dallo Stato, dato 2025, il resto è pagato dai cittadini di tasca propria.
Per far fronte a tutto quello che è previsto nei LEA servirebbero però, a parità di servizi erogati, altri 40 miliardi, secondo le stime degli Istituti più accreditati.
Se poi pensiamo all’andamento demografico italiano, con il forte invecchiamento della popolazione e il consistente calo delle nascite, è facile immaginare quanti soldi serviranno nel 2050, quando solo per fare un esempio la percentuale di persone anziane sarà nettamente superiore a quella di oggi, più di uno su tre.
Al quadro, di per se impressionante, va aggiunto anche il dato sulla disabilità.
Già nel 2023, il 13,1 per cento delle persone con più di 65 anni presentava limitazioni dell’autonomia, cifra che saliva al 19,2% negli ultrasettantacinquenni.
Tutti numeri destinati a crescere in modo esponenziale nel corso dei prossimi 25 anni.
Visto che non è assolutamente pensabile, stante la situazione del debito pubblico e le tante emergenze del Paese, che lo Stato possa trovare tutte le risorse necessarie, è logico domandarsi cosa sia possibile fare per non mandare in crisi il sistema della sanità pubblica e non correre il rischio di dover tagliare le prestazioni in modo drastico o di dover delegare gran parte delle risposte al solo mercato privato, aggravando i già seri problemi di sperequazione sociale.
La prima cosa da fare è di carattere culturale.
Bisogna iniziare a dire che non si può dare tutto a tutti, che le risorse disponibili vanno usate bene, che bisogna eliminare gli sprechi e l’uso inappropriato delle risorse.
Questo significa che è necessario disabituare i cittadini al “tutto dovuto” e che è indispensabile pretendere dai politici l’abbandono della scorciatoia di una facile ricerca del consenso nel rincorrere tutte le richieste.
La programmazione degli interventi va fatta sulle risorse realmente disponibili e non su quelle che si vorrebbe avere.
È ridicolo vedere che i partiti, quando sono all’opposizione, chiedono quelle risorse che quando sono al governo non stanziano semplicemente perché non ci sono.
Non è serio dire una cosa a secondo del ruolo che in quel dato momento si è chiamati a svolgere.
La seconda cosa è la riorganizzazione del sistema sanitario pubblico, non per affossarlo ma al contrario per creare le condizioni per salvarlo.
Serve una visione nuova.
Quando il nostro sistema è nato, ormai quasi 50 anni fa, il Paese era completamente diverso, era un Paese giovane, dove l’incidenza della non autosufficienza e della disabilità era del tutto marginale.
Oggi è l’esatto contrario.
Quindi bisogna fare anche scelte di carattere impopolare per destinare risorse aggiuntive alle nuove emergenze.
Questo significa chiudere davvero i piccoli ospedali, investire sulla formazione di medici e infermieri e non solo su strutture che quando saranno realizzate non funzioneranno per carenza di personale, fare una scala di priorità per quanto attiene alle patologie da privilegiare, ridurre drasticamente la burocrazia, utilizzare al meglio le potenzialità del no-profit.
In estrema sintesi bisogna guardare in faccia la realtà.
Il tempo a disposizione non è molto.
Se non aggiustiamo oggi il nostro sistema sanitario, assisteremo domani alla sua implosione a tutto vantaggio di una sanità privata che però darà risposte solo alla parte più abbiente della popolazione con ciò aggravando il malessere sociale del Paese.
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2° WORKSHOP SOLORIFORMISTI: LA SANITÀ/2 – La valutazione del sistema sanitario toscana nel 2024 secondo la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
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