L’Aula Capecchi, al numero 32 di via Zamboni, ospita di solito le lezioni di Filologia classica e Italianistica. Mercoledì 7 ottobre si parlerà d’altro: «Dalla grande rivolta araba al sette ottobre». Il massacro di Hamas viene presentato dagli organizzatori come «una delle più importanti azioni della resistenza palestinese» e come tappa di una lotta destinata a proseguire «fino alla liberazione dal fiume al mare» (ovvero la negazione del diritto all’esistenza stessa dello Stato di Israele). Per Bologna non è un incidente di percorso. Un anno fa lo stesso gruppo aveva portato in piazza lo slogan «Viva il 7 ottobre».
Per tutti coloro che sanno come sono andate veramente le cose, lo slogan «Viva il 7 ottobre» è un oltraggio alle vittime e agli ostaggi sopravvissuti e una totale mistificazione. Ieri sera (5 ottobre) chi ha visto il documentario sul Nova Festival sa che cosa è realmente successo. Difficile non provare orrore e sgomento di fronte all’inaudita violenza documentata dai sopravvissuti e dai video girati dagli stessi terroristi.
Lo stesso vale per quanti hanno avuto l’occasione di visionare le immagini di «October 7: Bearing Witness to the Massacre». Si tratta di una compilazione dell’IDF, costruita con le riprese delle body cam dei miliziani di Hamas. Per rispetto alle famiglie delle vittime sinora è stata presentata soltanto ad un pubblico selezionato di diplomatici e giornalisti. Sarà proiettata domani a New York con la possibile presenza del sindaco Mamdani se vorrà accettare l’invito.
Il dramma è che, a tre anni di distanza, la legittimazione del massacro del 7 ottobre (Tufan al-Aqsa, Al-Aqsa Flood) e la sua esaltazione come «resistenza» sembrano espandersi. Si tratta di un segmento minoritario, ma temo in aumento, dell’universo «Propal». Proprio per questo occorre non fare di ogni erba un fascio: una cosa è esprimere solidarietà al popolo palestinese e/o criticare il governo Netanyahu, un’altra, e ben diversa, è festeggiare il massacro.
Il panorama degli eventi che esaltano il 7 ottobre e che inneggiano all’eliminazione dello Stato di Israele segue una matrice ideologica e comunicativa ben precisa. Sin dall’ottobre 2023 il regime iraniano ha contribuito a elaborare il repertorio celebrativo, lo ha alimentato e continua ad amplificarlo attraverso dichiarazioni e manifestazioni, istituzionali e non. Teheran è uno dei principali centri di elaborazione, alimentazione e amplificazione di questa narrazione.
Da subito i vertici del regime elogiarono la strage di Hamas. In questi giorni, tre anni dopo, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ripropone il 7 ottobre come «punto di svolta fondamentale», che ha diviso la storia della regione in un prima e un dopo. Afferma inoltre che la dottrina di sicurezza nazionale del «regime sionista» è crollata e non è ricostruibile.
Di seguito alcuni esempi di manifestazioni pubblicizzate sul web che celebrano il 7 ottobre e/o inneggiano alla distruzione di Israele.
Torino, 7 ottobre
Torino per Gaza annuncia un dibattito al Campus Luigi Einaudi con la formula «3 anni di genocidio, 3 anni di resistenza». La rettrice Cristina Prandi precisa che l’ateneo non ha ricevuto una richiesta e non ha autorizzato l’appuntamento. L’iniziativa è promossa da Giovani Palestinesi Italia, No Justice No Peace Italy, Associazione Palestinesi in Italia e Rete Liberi/e di Lottare.
Napoli, 7 ottobre
Una locandina accosta falce, martello e fucile automatico. L’invito è a stare dalla parte di «TUTTA la resistenza». Il riferimento è all’anniversario del 7 ottobre.
A Londra la settimana dell’anniversario si apre con la marcia nazionale di sabato 4 ottobre da Portland Place a Whitehall. Ai piedi del cenotafio, davanti ai nomi dei caduti britannici, alcuni manifestanti intonano «from the river to the sea», documentato dalla BBC e da ITV News. L’università è il secondo fronte: la University of London Coalition annuncia per l’8 ottobre una giornata «in onore della resistenza palestinese», descritta dal Jewish Chronicle come commemorazione del 7 ottobre organizzata da collettivi studenteschi.
Oslo e Bergen, 7 ottobre
Il Solidaritetsnettverket convoca due manifestazioni, a Jernbanetorget e presso Den blå steinen. Kampkomiteen annuncia la propria partecipazione e il 26 settembre pubblica il comunicato del network. Il testo definisce l’attacco un «motangrepet», un contrattacco, e gli attribuisce l’indebolimento del mito della potenza israeliana. Sostiene inoltre che rappresentare il 7 ottobre come terrorismo e massacro di civili serva a legittimare l’occupazione. Chiude con «Fra elva til havet, fritt Palestina!»: dal fiume al mare, Palestina libera.
Berlino, 7 ottobre
Political Prisoners Network pubblica il 30 settembre una convocazione a Schlesisches Tor, intitolata Until Total Liberation. Il testo descrive il 7 ottobre come l’abbattimento delle mura di una prigione e come dimostrazione della vulnerabilità del colonizzatore. Presenta l’operazione come esempio per altri popoli, dal Congo al Kashmir. La valutazione positiva è esplicita nella frase «7 October became our beacon of steadfastness».
Madrid, 7 ottobre
Samidoun, con la collaborazione dell’Asamblea de Madrid con Palestina, annuncia un incontro al Centro parrocchiale San Carlos Borromeo, calle Peironcely 2, Vallecas. Fra i relatori indicati figurano gli ex detenuti palestinesi Nader Sadaqa e Jaser Al-Barghuti. L’annuncio, ripreso da afriKando il 25 settembre, reca il titolo «Diluvio de Al Aqsa, tres años de resistencia heroica».
Valencia, 4 ottobre
Servir al Pueblo pubblica il 2 ottobre l’annuncio di un blocco della Liga Antiimperialista e del Partido Comunista de los Pueblos de España all’interno della manifestazione. Il titolo è «¡Viva el Diluvio de Al-Aqsa!»; il testo dichiara esplicitamente il valore positivo del 7 ottobre.
Santiago de Compostela, 4 ottobre
Europa Press documenta una manifestazione partita a mezzogiorno dall’Alameda e conclusa in Praza de Praterías, convocata da Galiza pola Paz e Galiza por Palestina. Fra i partecipanti figurano la sindaca Goretti Sanmartín e il deputato del BNG Néstor Rego. Il resoconto attribuisce ai manifestanti il coro «Desde el río hasta el mar Palestina vencerá».
Bruxelles, 7 ottobre
La convocazione pubblicata su Démosphère indica Place de la Bourse come ritrovo. Il testo dichiara sostegno alla resistenza nelle sue diverse forme e conclude con l’obiettivo della «libération de la Palestine de la mer au Jourdain», la liberazione della Palestina dal mare al Giordano. Il testo consultabile non identifica chiaramente l’organizzatore.
Lione, 10 ottobre
Il Collectif 69 de soutien au peuple palestinien convoca una manifestazione in place Jean Macé. Il titolo collega tre anni di genocidio a tre anni di resistenza del popolo palestinese. La pagina è pubblicata il 28 settembre e aggiornata il 2 ottobre.
Istanbul, 4 ottobre, Taksim–Dolmabahçe
Il Filistin Eylem Komitesi promuove una marcia da Taksim verso Dolmabahçe. Ilke TV, riprendendo Evrensel il 4 ottobre, documenta la partecipazione di organizzazioni politiche e sindacali e lo slogan «Nehirden denize özgür Filistin»: Palestina libera dal fiume al mare.
Istanbul, 4 ottobre, Fatih–Saraçhane
L’İslami Dayanışma Platformu annuncia, nella pagina del 7 Ekim Hareketi, una marcia dalla moschea Fatih al parco Saraçhane, dalle 16 alle 20. Il resoconto fotografico di Yeni Akit del 5 ottobre la presenta con un titolo che definisce il Diluvio di Al-Aqsa un potente schiaffo alla compagine sionista.
Ankara, intervista del 5 ottobre
Non si tratta di una manifestazione ma di un’intervista. Zahir Beyoğlu, rappresentante ad Ankara della Filistin Diplomasi Derneği, giornalista e accademico palestinese, definisce il Diluvio di Al-Aqsa un movimento di risveglio e gli attribuisce la salvezza della moschea di Al-Aqsa. L’intervista dell’agenzia İLKHA è ripresa da Hür24 il 5 ottobre.
Karachi, 4 ottobre
Jamaat-e-Islami organizza una manifestazione su Shahrah-e-Quaideen. Il leader Hafiz Naeemur Rehman elogia il 7 ottobre come il giorno in cui Hamas avrebbe infranto la potenza e l’arroganza israeliane. Nel medesimo intervento respinge la soluzione dei due Stati e rivendica un unico Stato palestinese. Invita inoltre a intensificare la lotta per la distruzione di Israele. Annuncia infine una settimana di solidarietà con Gaza e Hamas fino al 7 ottobre. Il resoconto firmato da Jamal Khurshid su The News del 5 ottobre identifica luogo, organizzazione, oratore e contenuto.
Rabat, 7 ottobre; Marocco, 7–11 ottobre
Il Fronte marocchino di sostegno alla Palestina e contro la normalizzazione annuncia una settimana di mobilitazioni, con un presidio davanti al Parlamento di Rabat il 7 ottobre. Il comunicato collega il terzo anniversario di Tufan al-Aqsa al sostegno alla resistenza palestinese.
Stati Uniti, 5–9 ottobre
National Students for Justice in Palestine promuove una settimana d’azione con la formula «3 years of genocide, 3 years of resistance» e il richiamo ai martiri. Combat Antisemitism Movement, nel dossier del 5 ottobre, riproduce materiali della campagna e segnala appuntamenti a Kent State, Howard e George Washington University.
Manila, 7 ottobre
Anche a Manila, nelle Filippine, è prevista una manifestazione studentesca per la commemorazione del massacro del 7 ottobre
Australia
Il caso australiano è di natura diversa, e per questo forse ancora più rivelatore. A Sydney e a Melbourne per il 7 ottobre vengono organizzate «vegli per Gaza» promosse con uno slogan inequivocabile: «Don’t let Israel steal the date», non lasciate che Israele rubi la data. La cronologia viene rovesciata: Hamas sparisce dal primo capitolo, Israele diventa addirittura l’aggressore originario, e ricordare il massacro diventa «rubare» la data. Non è l’elogio dell’attacco: è la sua cancellazione, gradino complementare della stessa operazione narrativa.
L’International League of Peoples’ Struggle pubblica, infine, sul proprio sito un appello a una mobilitazione globale e lancia la parola d’ordine «Long Live the Al Aqsa Flood!». Il massacro del 7 ottobre è presentato come modello per i movimenti di liberazione.
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UGO VOLLI: “ISRAELE COMBATTE PER NOI, L’OCCIDENTE RITROVI LA SUA IDENTITÀ”
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