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La sinistra e la contrapposizione fra garantiti e non garantiti

Di fronte all’allargarsi del gap tra chi è più esposto ai colpi della crisi pandemica e chi no, è interessante chiedersi quanto possano considerarsi ancora “di sinistra” le battaglie tradizionali della (vecchia) sinistra.

di Pietro Ichino | 15 Marzo 2021

La contrapposizione tra i garantiti e i non garantiti c’era anche prima; ma la pandemia la ha molto inasprita. I primi – dipendenti pubblici o di imprese private medio-grandi non colpite dalla crisi, pensionati – sono stati appena lambiti dalla catastrofe, alla quale possono guardare con la stessa partecipazione emotiva con cui al cinema si guarda un film drammatico; i secondi sono in balia della tempesta, solo in parte indennizzati dallo Stato, esposti al rischio che il drastico peggioramento della loro condizione diventi permanente. Fra questi, a subire i colpi più devastanti sono in generale la parte povera dei bambini e ragazzi che vanno a scuola, i lavoratori giovani, le donne e gli immigrati. Di fronte a questa vera e propria catastrofe sociale, solo una sinistra un po’ incartapecorita può continuare imperterrita a considerare come prioritarie e irrinunciabili le vecchie battaglie in difesa dei privilegi dei garantiti: per la loro inamovibilità, il loro non assoggettamento a valutazione, l’intoccabilità dei loro “diritti acquisiti”. Una sinistra moderna – se per sinistra si intende la parte politica che più si occupa di costruire la parità di opportunità e di dotazioni, guardando prioritariamente  all’interesse dei più deboli – dovrebbe invece porre al centro della propria strategia una maggiore contendibilità delle funzioni pubbliche e private a tutti i livelli, uno stringente assoggettamento di tutte le funzioni pubbliche a valutazione, un atteggiamento tendenzialmente critico nei confronti di tutti i “diritti” che pretendono di essere “acquisiti”, cioè intoccabili.

P.S. Sarebbe interessante esaminare alla stregua del criterio politico di cui sopra la giurisprudenza della Corte costituzionale dell’ultimo quinquennio – regolarmente accolta da un coro di approvazioni entusiastiche da parte della nostra (vecchia) sinistra – in materia di impiego pubblico e in particolare di dirigenza statale e regionale, di diritti pensionistici e di disciplina dei licenziamenti.

(Questo articolo, con il consenso dell’autore, è ripreso dal sito www.pietroichino.it)

 

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Pubblicato in : Redazionale

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Commenti

  1. Giancarlo

    16 Marzo 2021 alle 06:58

    Diritti acquisti, ovvero privilegi.
    Gli apparati burocratici hanno aumentato privilegi e protervia strumentalizzando la pandemia.

    Rispondi

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