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La “bomba” Calenda

La candidatura a Roma di Calenda può sparigliare i giochi a livello nazionale. Se corre da solo drena voti al centrosinistra, se appoggiato dal PD apre un contenzioso in maggioranza tale da destabilizzare il governo.

di Daniele Marchetti | 5 Dicembre 2020

Mancano ancora 5 mesi ma i giochi per il Campidoglio sembrano essere già a buon punto. Tre, al momento, i papabili contendenti: l’uscente sindaca pentastellata Virginia Raggi, la prima a lanciare il guanto di sfida (soprattutto all’interno dei grillini); l’outsider di lusso del centro (offerto alla sinistra) Carlo Calenda e il più riottoso (o semplicemente il più avveduto) Guido Bertolaso già “diamante operativo” del Berlusconi quater.

Nomi forti, indubbiamente! Ma tutti, con evidenti conclamate ammaccature.

L’attuale reggente anche qualora dovesse superare il banco di prova del “patto PD-5Stelle” (invocato dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio proprio per blindare la riconferma della Raggi) e divenire, così la candidata dell’intera area governativa, dovrebbe affrontare un ostacolo ben più insidioso: quel “niet” al doppio mandato (Raggi, infatti, è esponente dei 5 Stelle nell’assemblea capitolina da due legislature) confermato solennemente (per insistenza di quell’Alessandro Di Battista per niente indifferente al Campidoglio) dal recente congresso grillino. Un ostacolo ideologico che, come insegna l’etica populista, rischia di rappresentare per la sindaca un macigno sul cammino verso la nomination ed ancor più un imperdonabile vulnus in una eventuale campagna elettorale.

Guido Bertolaso, uscito indenne dalle sabbie mobili della giustizia, non è uomo politico. La sua indole tecnico-operativa (utilissima per una città da rimettere -letteralmente- in piedi) lo rende molto distante e diffidente dai mostrini di una politica che sembra contraccambiargli la freddezza, soprattutto a destra. Ciò detto il suo legame e la sua riconoscenza verso Silvio Berlusconi lo mantengono ancora in corsa nonostante la netta contrarietà di Fratelli d’Italia (importante serbatoio di voti nella capitale) e il gelo di una Lega che a Roma -sia detto con rispetto- conta quanto il due di picche.

Quindi Carlo Calenda; l’outsider pariolino che, in altre epoche politiche avrebbe potuto rappresentare un ideale candidato del centrodestra con la sua eloquenza confindustriale, il carattere (comunque) anti-governativo e le conoscenze giuste presso i Palazzi d’oltretevere. Insomma un’opportunità perduta per il centrodestra ma anche, e per contro, un incubo per i sodali al governo.

Infatti una corsa in solitaria dell’ex Ministro, seppur difficilmente vincente, potrebbe drenare voti preziosi al centrosinistra ed agevolare l’affermazione del centrodestra, mentre la presa in carico della sua candidatura da parte del PD aprirebbe un contenzioso in maggioranza da destabilizzare la navigazione del Conte-Bis.

Ma anche nel caso in cui la candidatura di Carlo Calenda uscisse vincente dall’accordo PD-5 Stelle, una parte del Movimento (quella movimentista di Alessandro Di Battista assai potente a Roma), c’è da scommettere, volterebbe le spalle a decisioni ritenute di palazzo contribuendo -in un sol colpo- ad una possibile sconfitta clamorosa del PD ed al definitivo tramonto del patto di maggioranza PD-5 Stelle (da sempre inviso a Di Battista) con la conseguenza ineludibile dell’apertura di una crisi di governo alle soglie del semestre bianco (ovvero senza possibilità di adire ad elezioni).

Una “bomba” -quella della candidatura Calenda- che oltre a riportare il centrodestra alla guida della capitale potrebbe riaprire i giochi per un Governo istituzionale e, quindi, per l’elezione del capo dello stato.

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Pubblicato in : Redazionale

Info Daniele Marchetti

Daniele Marchetti (Lucca, 1965) risiede a Firenze. Laureato in scienze biologiche, specializzato in epistemologia nell’Università di Pisa e perfezionato in bioetica e biotecnologie nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana. Già ricercatore nell’Università di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del ministero degli Esteri, nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di dirigente, una segreteria istituzionale. Dal 2010 è stato responsabile dell’ufficio stampa di un gruppo consiliare.

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