• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla nostra newsletter

  • Facebook
Solo Riformisti

Solo Riformisti

Uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

  • Solo Riformisti
  • Politica
  • Economia
  • Esteri
  • Cultura
  • Opinioni
  • Archivio articoli

Firenze, industria o turismo?

Intervista al Prof. Petretto sul futuro di Firenze. Quanto più cresce il manifatturiero – naturalmente quello ad alta tecnologia, digitalizzata, con elevata con produttività derivante dalla conoscenza e dalla formazione dei propri addetti – più cresce l’occupazione stabile e meno si espande il settore dei servizi di natura secondaria.

di Luciano Pallini | 26 Ottobre 2020

Firenze è ormai dai anni il motore economico  della Toscana. Per questo l’andamento della sua industria, del turismo, del commercio e dei servizi ha un rilievo eccezionale per l’intera regione. A Lei, tra i più profondi lettori di questa realtà chiediamo: a che punto è la notte? 

I dati IRPET riportati dal Corriere Fiorentino di giovedì, che vedono una caduta di occupazione a causa del Covid-19 nel centro storico di Firenze (area Unesco) più di tre volte la caduta nel resto di Firenze, fotografano la struttura economica, territoriale e settoriale, multiforme della nostra città: turismo e attività commerciali collaterali in centro e industria e commercio all’ingrosso in periferia. Ciò potrebbe fare pensare che fossero due aree settoriali (turismo/industria) e territoriali (centro/periferia) economicamente distaccate, tanto da suggerire politiche strutturali non interconnesse, improntate in particolare a riconvertire l’economia del centro limitando direttamente l’ingerenza del turismo. In realtà ciò non otterrebbe, nel lungo periodo, i risultati attesi, in quanto solo se si rafforza la struttura industriale di Firenze si possono ridimensionare, in modo duraturo, i costi sociali associati al turismo aggressivo e di bassa qualità.

L’industria: per un non breve periodo è stata considerata ormai un reperto del passato, buono per l’archeologia industriale…sopravvive ancora a Firenze?

La struttura industriale è in parte obsoleta, sebbene Firenze, rispetto al dato nazionale, abbia ancora una “vocazione” industriale molto rilevante. Prima del Covid-19 il numero degli addetti che, nell’area fiorentina, lavoravano nel manifatturiero rappresentava circa il 26% del totale. A livello nazionale non si raggiungeva il 17-18%. Con i dati IRPET si deduce che questa percentuale sia ora aumentata fino ad un livello alto anche nei confronti di altre metropoli europee. Tuttavia, nel 2001 era il 40%, inoltre, attualmente, la capacità industriale nell’area fiorentina è concentrata solo su tre settori: moda (le grandi griffe), farmaceutica (la Menarini), meccanica (il Nuovo Pignone); mentre nel 2001 più del 58% delle attività industriale era diffusa su altri settori: artigianato, meccanica di precisione, piccole imprese terziste, e altro. Il settore industriale era quindi molto più attivo, ampio e diversificato e quindi meno soggetto a shock macroeconomici. Bisogna quindi coltivare, sostenere e incentivare questa vocazione per allargare la base occupazionale nell’industria.

Quali strategia sono le più efficaci per realizzare questo obiettivo?

Quanto più cresce il manifatturiero – naturalmente quello ad alta tecnologia, digitalizzata, con elevata con produttività derivante dalla conoscenza e dalla formazione dei propri addetti – più cresce l’occupazione stabile e meno si espande il settore dei servizi di natura secondaria, i servizi che emergono per sostituire l’industria e non essere a questa complementari. In altre parole, se vogliamo che lo sviluppo del terziario fiorentino vada verso un’espansione di servizi all’economia, all’impresa – e quindi servizi finanziari, di consulenza, di tecnologia, di urbanistica – è chiaro che questi possono crescere solo se cresce contemporaneamente la destinazione industriale di un’area. E, corrispondentemente, si riduce il terziario che va agli affitti airbnb, alle case vacanze, alle pizzerie, alle paninoteche, di supporto di un turismo di passaggio.

Cosa intende? Che il turismo è l’uomo nero da evitare a tutti i costi?

Attenzione:  anche il turismo non è solo decadenza economica: anche all’interno del turismo la tecnologia può avere una rilevanza fondamentale e, quindi, l’industria turistica può apportare una modernità che va coltivata come nella manifattura.

 

Please follow and like us:
error
fb-share-icon
Tweet
fb-share-icon
Pubblicato in : Redazionale

Info Luciano Pallini

Laureato in Economia e commercio all’università di Firenze con il massimo dei voti e la lode, Luciano Pallini è stato dal 1970 al 1975 responsabile dell’Ufficio studi del Comune di Pistoia. Qui, dal 1975 al 1988, ha ricoperto diverse cariche elettive. Già componente del consiglio di amministrazione dell’Irpet e della S.a.t. “Galileo Galilei” di Pisa, svolge da trent’anni attività di consulenza alle imprese e di ricerca economica. Attualmente svolge attività di coordinamento del Centro studi Ance Toscana e del Centro studi della Fondazione Filippo Turati. Presiede inoltre l’associazione E.s.t. (Economia società territorio) con la quale realizza progetti di sviluppo basati sulle risorse locali, in particolare i beni culturali.

Post precedente:Basta con l’ora del dilettante
Post successivo:Il blocco dei licenziamenti fa male a tutti

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra newsletter

Leggi anche

“BANCHE, CREDITO E FLUTTUAZIONI ECONOMICHE”Discorso di Ben S.  Bernanke alla consegna del Premio Nobel per l’Economia 2022

23 Ottobre 2024 | Bernard S. Bernanke

STATO, MERCATO E COOPERAZIONE: LA SINTESI INNOVATIVA POSSIBILE

4 Ottobre 2024 | Amedeo Lepore

SPECIALE QUARTA REPUBBLICA: IN RICORDO DEL 7 OTTOBRE 2023

5 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

OCCIDENTE IN CRISI? LA SOLUZIONE È NON CERCARE “LA” SOLUZIONE

4 Ottobre 2026 | Danilo Breschi

“IL GENOCIDIO” DATO IN PASTO AI BAMBINI”: LA PACE A SENSO UNICO DEL SINDACO DI PISTOIA

2 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

GOVERNARE LA GLOBALIZZAZIONE LA VERA SFIDA PER IL FUTURO

2 Ottobre 2026 | Amedeo Lepore

CON TROPPI IMMIGRATI, LE SCUOLE DIVENTANO GHETTI

2 Ottobre 2026 | Giovanni Cominelli

Ultimi commenti

  • Zeffiro Ciuffoletti su CHI HA SCELTO E CHI NO
  • Francesca su REINDUSTRIALIZZARE: UNA A SFIDA CHE SI PUO’ VINCERE (ANCHE IN TOSCANA) [16]
  • Roberto Casula su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto Catazano su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto su IL BIVIO FATALE DEL PD
  • Alessanro Tosi su SANITÀ, È ORA DI CAMBIARE
  • Renato Campinoti su TOSCANA, AUREA MEDIOCRITAS? [4]
  • Redazione Solo Riformisti su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • MARIELLA su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • Renzo Fagioli su LE DIFFICOLTÀ DELLA TOSCANA [3]

Solo Riformisti

PARTECIPA

Chi vuole può partecipare con articoli, suggerimenti, idee. Scriveteci a: redazione@soloriformisti.it.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

VAI AL FORM DI ISCRIZIONE

LINK RAPIDI

  • Accesso autori
  • Utilizzo dei Cookies

Seguici su Facebook

Segui la nostra pagina su Facebook

  • Facebook

SoloRiformisti.it. Periodico di area riformista del Circolo SoloRiformisti. | E-Mail: redazione@soloriformisti.it

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it.