Ieri a Bologna un uomo di origine marocchina è morto dopo essere stato immobilizzato a terra durante un intervento della polizia. Le immagini circolate mostrano una colluttazione violenta, con l’uomo in evidente stato di agitazione e resistenza, tanto che un passante, probabilmente un connazionale della vittima, ha dovuto aiutare gli agenti a tenergli ferme le gambe.
Non risultano allo stato attuale pressioni sul collo o manovre vietate. L’uomo era a terra, ammanettato, e pochi minuti dopo ha perso conoscenza.
Da qui, il solito copione, e cioè accuse immediate agli agenti, paragoni automatici con George Floyd, commentatori improvvisati che parlano di “procedura sbagliata” ( stamane Marino ad Agorà ) senza aver mai visto un protocollo operativo, politicizzazione istantanea del caso prima ancora che si sappia come e perché l’uomo sia morto.
Se permettete il punto qui è semplice: noi oggi non sappiamo di cosa quell’uomo sia morto e fingere di saperlo è solo squallida propaganda.
Analizziamo ciò e che è analizzabile.
Condizioni preesistenti.
Si parla di asma, ma non c’è nulla di ufficiale.
E se pure fosse un agente non può chiedere certo il profilo clinico di una persona in piena colluttazione o in fase di fermo per condotta violenta.
Chi è in stato di agitazione violenta, chi oppone resistenza, chi è fuori controllo, aumenta da solo il rischio di eventi acuti: cardiaci, respiratori, neurologici.
Cause di morte possibili.
Senza autopsia, tutto è speculazione.
Da medico posso ipotizzare molteplici ipotesi e non necessariamente legate all’azione degli agenti:
1. ictus cerebrale da stress e ipertensione
2. arresto cardiaco acuto
3. crisi respiratoria preesistente
4. collasso metabolico da agitazione estrema
5. Effetto collaterale di “eventuali” farmaci e/o sostanze assunte in precedenza all’arresto
Finché non ci sono dati clinici, parlare di “soffocamento” o “violenza” è solo un atto di sciacallaggio politico e non certo un’analisi.
Bodycam e autopsia.
Saranno gli unici elementi che potranno chiarire:
• dinamica,
• tempi,
• manovre,
• eventuali errori,
• eventuali concause mediche.
Tutto il resto è solo rumore.
Il problema vero è purtroppo che la reazione pubblica è sempre binaria, isterica e strumentale.
C’è chi, incredibilmente, gode politicamente quando “scappa il morto”, perché attaccare la polizia è il suo sport preferito tant’è che attaccare la polizia e le forze dell’ordine equivale ad attaccare il governo di centro destra, da sempre dalla parte delle forze dell’ordine, mentre la sinistra sembra godere ogni volta che può scagliarsi contro le nostre forze dell’ordine.
C’è chi parla di “incompetenza” senza aver mai visto un arresto reale (vedi Marino-Agorà stamane) e c’è chi poi pretende che la polizia sia dura ma gentile, rapida ma calma, risoluta ma dialogante, costrittiva ma “democratica”, efficace ma senza mai far male a nessuno.
Ma poi, quando il problema riguarda il proprio “culetto”, si pretende un intervento più duro.
È la contraddizione eterna: si vuole la sicurezza, ma senza che nessuno debba esercitarla davvero.
La verità operativa è meno poetica: un arresto non è un valzer perché quando una persona è fuori controllo, aggressiva, violenta, riottosa, imprevedibile gli agenti devono bloccarla nel modo più rapido e sicuro possibile, minimizzando il rischio per sé e per i presenti.
Non esiste l’arresto “gentile” o la colluttazione “soft” o la gestione di un soggetto violento senza coercizione fisica.
Chi oppone resistenza aumenta da solo il rischio di farsi male.
E sì, è così, in casi estremi può succedere che qualcuno muoia.
Non è bello, non è desiderabile, ma è una possibilità reale in ogni intervento ad alta intensità e finché non avremo referti, autopsia, analisi mediche, bodycam qualsiasi narrativa è solo propaganda, congetture, speculazione politica.
La giustizia farà il suo corso, come sempre, gli agenti verranno indagati, come sempre e la Procura valuterà, come sempre ma fino ad allora attaccare la polizia prima dei fatti è intellettualmente “disonesto” e difendere o accusare a prescindere è solo tribalismo politico.
Per ora l’unica cosa che siamo autorizzati a fare è essere vicini al dolore dei familiari e attendere l’esito delle indagini.
Il resto non ci compete né ci consente di fare, come al solito sui social, il tifo!
…


LA FINE DEL LINGOTTO E LA CREAZIONE DELLA SINISTRA RIVENDICATIVA
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