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A SINISTRA TUTTI SI SFOGANO, ALLORA DICO QUALCOSA ANCH’IO…

Oggi, per l’ennesima vota, si riscopre la necessità della presenza dei cattolici moderati e dei riformisti, e si torna a fare i convegni, da cui magari uscirà anche qualche candidato. Bravi… ma quante volte l’abbiamo sentita questa storia?

di Andrea Paganelli | 19 Maggio 2026

Ormai sono in pensione anche dalla politica (continuo a seguirla e studiarla forse anche più di prima, ma non la faccio più in modo “attivo”), lo premetto sempre, perché poi parlo con la massima libertà, fuori dagli schemi, e se qualcuno si offende mi spiace.

In un momento nel quale in molti si sfogano e rivendicano un sacco di cose…, per una volta, senza fare analisi o ragionamenti complessi, lo faccio anch’io, e, perché no? A ruota libera.

Mi offre questo spunto, un articolo che ho trovato in questi giorni, e che riporto qui, in coda al post. Si ricomincia con i convegni e sul ruolo dei cattolici… roba che mi fa ritornare a quasi 30 anni fa. Uff…

L’articolo affronta il problema dei “cattolici di oggi nel centrosinistra”, e dato che mi pare un problema trattato, ritrattato, e mai risolto, io vorrei dire che il problema non è solo dei cattolici “di oggi”, ma anche di molti tra quelli “di ieri” e “ieri l’altro”. 

Fu Per primo Domenico Rosati, storico Presidente delle ACLI, a dire “sono presidente delle ACLI, ma anche Presidente di un grande problema…”.

E il problema (parlo della mia parte, quindi lo dico con rispetto ma “fuori dai denti”) è che sono tutti prevalentemente “remissivi”, o comunque danno quella impressione (un po’ da “cagasotto” insomma), quasi fosse un difetto di fabbrica, non mi metto a “disquisire” sulle cause, dico solo che questo non è mai stato un mio problema. 

Mi dicono: chi ti credi di essere per dire questo? L’ho appena detto, parlo liberamente e a titolo personale, lo dico da “cattolico-democratico”, da sempre (a chi mi chiedeva in tempi remoti “quando ero diventato democristiano”, ho sempre risposto che non lo sono mai “diventato”, lo sono sempre stato, perché più semplicemente “ci sono nato”). 

Un “cattolico-democratico” anche ben riconoscibile, che non ha mai avuto problemi a fare battaglie di laicità e progresso, talvolta anche contro le posizioni più bigotte del proprio mondo, ma soprattutto consapevole di appartenere ad una cultura politica che, anche più di altre, ha pagato prezzi altissimi nella storia del nostro paese, dai suoi albori, con le “Brigate Osoppo” (e chi conosce la storia sa cosa intendo) fino a Roberto Ruffilli, passando per un lungo elenco, che risparmio (e che comprende anche soggetti più conosciuti come Enrico Mattei, Aldo Moro, Vittorio Bachelet, Piersanti Mattarella e molti altri). 

Il contributo di una cultura, dicevo, che pur minoritaria è stata fondamentale per la crescita e il progresso del nostro Paese, fino ad oggi, e la cui massima espressione è rappresentata attualmente dal nostro Presidente Sergio Mattarella. 

Mi sposto un attimo però su un dettaglio “culturale” (diciamo così): quello che non mi è mai piaciuto, e neppure mai ho condiviso, pur accettando anche nel passato condizioni specifiche e particolari, è l’idea di un rapporto sbagliato tra il senso del “porgi l’altra guancia…” (per intendersi), e la “dignità di una presenza”, con tutto ciò che questa rappresenta.

Parlo di “radici”, che affondano anche nella storia dell’ultimo secolo, e che non sono uguali per tutti.

Le porto con me, e ne percepisco la forza. Penso, ad esempio, alle prove di carattere e di coraggio, ma anche alle “disobbedienze” di Enrico Mattei; alla calma fermezza antifascista (anche verso il Papa, che non lo ricevette più) di De Gasperi, alla fede “visionaria” di Giorgio La Pira, e alla mitezza, mai però rinunciataria, di Aldo Moro e Benigno Zaccagnini; alle scelte difficili, ma decisive e inoppugnabili di Tina Anselmi (dalla sanità nazionale alla commissione P2); ai lucidi e articolati pensieri di Guido Bodrato e Mino Martinazzoli, e addirittura alle provocazioni di Don Lorenzo Milani, e perché no? Persino alle rabbiose sfuriate dell’ex partigiano Pierluigi Granelli. 

Di gente, insomma, per dirla in parole semplici, che “se arriva il momento in cui si deve prendere anche un fucile, e andare in montagna a fare i partigiani, lo si fa e basta, non per ideologia, ma perché è giusto farlo”, e perché, per dirla con Moro “è questo il tempo che ci è stato dato…”.

Ovvio che quando ascolto tante “seghe mentali”, e altri discorsi “bischeri” (talvolta anche offensivi), sui “riformisti” nel PD e nel centrosinistra (si, aggiungo “centrosinistra” perché i riformisti non sono confinabili – ed è un bene – in un solo partito), talvolta considerati quasi come degli immigrati non regolari, mi si alza la pressione e mi scappa il “vaffa” (altro che porgere l’altra guancia…).

Insomma cari amici della sinistra, questo paese lo abbiamo liberato dal fascismo insieme, e noi siamo gli eredi di quelli di cui sopra, di coloro che non hanno mai rinnegato i valori della Resistenza e l’attività partigiana, neppure quando altri partigiani gli sparavano addosso (leggi appunto: Brigata Osoppo), e sempre insieme abbiamo fatto una delle Costituzioni più belle del mondo. Detto tra noi si può anche dimostrare che, sul piano dei contenuti, il contributo del pensiero “cattolico-democratico” è stato anche più pesante degli altri, fino a permeare molti passaggi della stessa “Carta”, ma non facciamo i presuntuosi.

Ancora insieme abbiamo avviato anche la riconciliazione nazionale, tendendo la mano agli sconfitti (amnistia), anche se alcuni di questi, e i loro eredi di oggi non l’hanno ancora voluta raccogliere (ma questo è un altro discorso). 

Ci siamo ritrovati per anni su sponde avverse, costretti in un mondo diviso in due, ma abbiamo sempre ricostruito l’unità del Paese nei momenti fondamentali e di grande difficoltà. 

Al termine della Prima Repubblica abbiamo prima pensato e poi costruito, più che una casa, una strada comune da percorrere, che forse non tutti a sinistra hanno ben compreso (non sto a fare, anche qui, l’elenco delle scissioni) che ha portato alla costruzione dell’Ulivo prima, e del Partito Democratico dopo, come sua naturale prosecuzione (almeno, questo era una delle intenzioni dichiarate, e anche scritte). 

Forse quest’ultima creatura non è venuta su molto bene, ma tutto si può migliorare. 

E quando sento ancora oggi disquisire e pontificare, in chiave negativa, sulla presenza dei “riformisti” nel centrosinistra e nel PD, e soprattutto vedo atteggiamenti ancora discriminatori, se non addirittura settari, non solo mi si alza di nuovo la pressione ma mi “incaxxo” proprio, perché a differenza dei “remissivi”, io non mi sento affatto figlio di un dio minore, il PD (e il centrosinistra) è anche mio, è casa mia, perché insieme ad altri l’ho pensato, cercato e voluto, anche prima di molti tra quelli che oggi pontificano, rilasciano “patenti e passaporti”, e allora neppure lo volevano e solo lo subivano. 

Forse allora neppure avevano capito il senso profondo di quella scelta (anche questo è dimostrabile, ci ho scritto anche un piccolo libro in tempi non sospetti, era il 2003, il PD è nato 4 anni dopo). 

Una scelta che mirava a portare forze popolari, anche diverse tra loro, al governo del Paese.  Forze che, per dirla con Prodi ai tempi dell’Ulivo, “si erano attardate in dibattiti e in divisioni ideologiche fuorvianti e superate”. 

E qualche amico mi dirà: perché dici questo? Semplice, per chiarire che sono in casa mia, non in casa d’altri, l’ho prima ideata, poi fondata e costruita, e nessuno si può permettere di dirmi dove devo stare.

Quanto invece a quelli che, come oggi (torno all’articolo), organizzano convegni, ho notato che lo fanno quasi sempre quando si avvicinano le elezioni, mentre per tutto il resto del tempo se ne stanno con la bocca chiusa in cambio di seggi sicuri, ho da dire due paroline anche a loro.

Anzi mi sa che diversi problemi ce li ho proprio con alcuni di loro, gente che quando si usciva di casa per fare politica, negli anni 70, con la consapevolezza che le BR sparavano nelle gambe dei militanti comuni (ma si usciva ugualmente) neppure ci pensavano alla politica, e forse non erano neppure nati.

Ecco, semmai un problema io ce l’ho con questi, che ho definito più gentilmente “remissivi”, anche se nella mia testa la parola più appropriata sarebbe l’altra citata all’inizio. 

A questi, infatti, che spesso prendono la politica come un lavoro da impiegati, per portare a casa uno stipendio, in cambio di un ordinario tran-tran… A questi vorrei chiedere: “ma dove eravate finiti, quando i “riformisti”, e non solo quelli nel PD ma in tutto il Centrosinistra, venivano sbeffeggiati, scherniti e additati come un “cancro” della sinistra? Mi pare che alcuni usassero proprio questa parola. Dove eravate nascosti quando i “riformisti”, venivano definiti con l’appellativo di “renziani” (usato chiaramente come offesa), e venivano invitati a seguire il loro leader fuori dal partito? Perché non avete detto nulla? Era il vostro leader non il mio.

A chi ha provato ad affibbiare anche al sottoscritto quell’etichetta, ho sempre replicato che io c’ero già ben prima di Renzi, che comunque ho sempre difeso, per il trattamento direi disumano e persecutorio, che è stato riservato a lui e alla sua famiglia in questi anni. E voi, che invece prima lo lusingavate, lo circondavate delle vostre attenzioni e premure, dove siete finiti?

Lo chiedo perché, proprio da cattolico, sono molte le occasioni in cui mi è tornato in mente quell’episodio evangelico del gallo che canta, dopo che Pietro per la terza volta nega di conoscere il suo maestro. 

E sono molte le volte che in questi anni il gallo l’ho sentito “cantare” (sarà che vivo in campagna), non sto a fare l’elenco, mi bastano solo pochi esempi: 

è stato assordante il silenzio che ho sentito, quando sul “jobs act” si è detto di tutto, fino a promuovere addirittura un referendum (ovviamente fallito per abolirlo. Dove eravate?

Ma non era una riforma del PD? E come mai neppure dopo nessuno ha detto niente? 

Dove eravate quando sulla Leopolda e sulla Fondazione Open si scatenava un inferno mediatico (finito in un nulla di fatto)?

Perché nessuno si è mai posto il problema, non di difendere una persona, ma semmai di quante altre fondazioni ci sono, anche con a capo politici famosi, e se queste rispettano tutte le regole previste per la trasparenza? Sappiamo tutti che non è così. Vorrei fare dei nomi ma resisto. Ma perché  se ne è tirata in ballo solo una, se in Italia ne esistono più di 100, tra fondazioni e associazioni politiche? Possibile che nessuno abbia avuto l’istinto non dico di reagire, ma almeno di chiedere?

Ora si riprende a fare convegni, ma dove eravate quando dentro al PD e nel centrosinistra, ai riformisti si riservava dileggio ed emarginazione, se non addirittura offese e minacce, per le chiare posizioni in favore dell’integrazione europea e del giusto sostegno al popolo ucraino? 

“Riformisti”…, cattolici, liberali, moderati, oggi vengono chiamati così, ma hanno avuto nella nostra storia nazionale dell’ultimo secolo, vari nomi, sono gli stessi che in tempi diversi affrontano la stessa sorte. Storicamente venivano chiamati con disprezzo “socialdemocratici” (parola che veniva usata come offesa), anche i “miglioristi”, con molto disprezzo, fino agli stessi socialisti (e a proposito di parole usate con scopo offensivo meglio lasciar perdere sulla definizione di “democristiani” che ci farebbe aprire un intero capitolo). 

Insomma, lo chiedo a Del Rio perché viene citato nell’articolo, ma lo chiedo anche a molti altri come lui, potrei fare un sacco di nomi ma sarebbero troppi, non ultimo lo stesso Prodi… Dove eravate quando (e tutt’ora) nelle periferie e nel Paese i cosiddetti “riformisti” venivano discriminati e persino esclusi dalla partecipazione e dalle liste elettorali? 

Basta, non mi dilungo più, e mi fermo qui,  ma il primo che si presenta, e pretende di venirmi a spiegare dove deve stare un riformista, sappia che io lo so da solo, e rivendico tutto il diritto di stare nella casa che ho fondato e costruito, e anche di criticare quando lo ritengo opportuno, come ho sempre fatto. Lo facevo verso Andreotti e Fanfani, figuriamoci se non lo faccio nei confronti di Elly Schlein e Bonaccini, siete voi che semmai mi avete deluso. Non siete più credibili, perché avete scambiato la dignità dei riformisti con il vostro silenzio e qualche seggio. 

Oggi, per l’ennesima vota, si riscopre la necessità della presenza dei cattolici moderati e dei riformisti, e si torna a fare i convegni, da cui magari uscirà anche qualche candidato. Bravi… ma quante volte l’abbiamo sentita questa storia?

Io torno invece a chiedere: ma fino ad ora dove siete stati? 

E per concludere torno sulle premesse, insomma, se qualcuno pretende di venirmi a spiegare quale deve essere il ruolo dei cattolici e dei riformisti, dentro o fuori dal PD, io prima gli sputo in un occhio (“virtualmente”), e poi con un bel calcio in culo (sempre “virtuale” ovviamente) lo rimando da dove è venuto.

Ve lo dico con il cuore: siete stati fino ad oggi dei “cagasotto”, oggi potete fare tutti i convegni che volete, per me non siete più credibili.

E non ho parlato neppure di ipocrisia, pensa un po’… 

Buona lettura…

https://www.agi.it/politica/news/2026-05-14/pd-conte-cattolici-37044258/

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Pubblicato in : Politica

Info Andrea Paganelli

Dipendente della fondazione teatro di Pisa anche come “direttore amministrativo e coordinatore generale”. Iscritto al PD, consigliere comunale a Cascina e candidato alle primarie Pd per la carica di Sindaco di Cascina nel 2016, in pensione dal 2020.

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