Da troppo tempo, a ogni tornata elettorale, risulta vincitore il Partito dell’Astensione. Io sono fra coloro che ritiene tutto ciò essere un problema serio e come tale non riesco ad accettarlo, come invece a volte propongono vari attori dell’attuale scenario politico mossi probabilmente da sottovalutazione del fenomeno o istinto di conservazione. La partecipazione diventa quindi argomento centrale dell’attualità politica e come tale merita grande attenzione.
Perché capita tutto ciò?
Pur non avendo certezze, avanzo alcune ipotesi e dubbi:
- Non si crede più che la politica possa cambiare la vita delle persone e la stagione delle promesse disattese ormai è logora;
- Le società occidentali sono state travolte dal cosiddetto modello di “società liquida” coniato dal sociologo e filosofo polacco, Zygmunt Bauman, che avvertì del rischio di una trasformazione sociale dovuta a instabilità, incertezza, precarietà, individualismo, consumismo e ansia, da contrastare con rinnovato senso di comunità e altro ancora;
- L’assenza di partiti politici radicati (su questo quanto ha inciso la revoca del finanziamento pubblico?);
- La maggiore distanza dell’eletto con territori (quanto hanno inciso la diminuzione del numero dei parlamentari, l’assenza di regole certe su incandidabilità, la riforma delle Province, la chiusura delle Comunità montane?);
- L’inciviltà del dibattito politico crea fastidio e spinge all’astensione come da recente Ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Tutto ciò premesso, cosa possiamo fare?
Impegnarsi e non arrendersi all’indifferenza; le ACLI nazionali hanno provato a favorire una riflessione con due proposte di legge di iniziativa popolare.
La prima dal titolo “Disposizioni sull’applicazione del metodo democratico e della trasparenza dei partiti politici e sul finanziamento pubblico diretto alla partecipazione politica”, così da garantire democrazia e trasparenza nei partiti politici con criteri riscontrabili anche con un registro nazionale (come il terzo settore) e la possibilità di ricevere finanziamento pubblico per le attività relative alla partecipazione alle elezioni e alla formazione. L’altra proposta “Misure in materia di partecipazione, istituzione delle Assemblee partecipative e modifiche agli istituti partecipativi”, nel solco della Raccomandazione (UE) 2023/2836 della Commissione Europea, per dare importanza e centralità, nel processo decisionale democratico alla cittadinanza attiva e alla società civile da coinvolgere nella fase istruttoria delle decisioni incoraggiando l’uso di strumenti come le assemblee dei cittadini e le giurie.
Il voto, non è solo un diritto, è il più grande potere che abbiamo. Facciamolo!
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LA LEGGE ELETTORALE DELLA TOSCANA E L’ASTENSIONISMO
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