Ormai è evidente: la sinistra italiana è rimasta bloccata in un eterno 8 settembre ideologico, una terra di nessuno dove si marcia in cerchio tra cartelli “Free Palestine” e fotografie sbiadite di Sandro Pertini, e mentre bruciano le bandiere di Israele resta intenta a scrutare gli inquieti gli angoli bui della Repubblica temendo l’imminente ritorno di un Duce fantasma.
La politica dell’attuale sinistra non è più strategia, dibattito, visione.
È pura evocazione nostalgica, un rito collettivo per esorcizzare un fascismo che esiste solo nei sogni agitati dei radical chic del PD. Come una seduta spiritica, i dirigenti della sinistra si stringono attorno al tavolo di partito e iniziano il rituale: qualcuno sussurra “autoritarismo”, altri bisbigliano “svolta illiberale”, e poi—boom! —nel silenzio inquieto risuona la parola proibita: “Mussolini!”
E mentre il fantasma del ventennio viene invocato e rievocato come in una scadente sceneggiatura horror, Giorgia Meloni continua a governare. E non solo governa, ma mantiene le promesse—a differenza dei suoi predecessori, più inclini a far promesse vaghe che si dissolvono al primo tavolo tecnico. Un fenomeno in Italia più raro di un sindacalista della CGIL che ammette di aver sbagliato strategia.
La Sinistra oggi appare sempre più un teatrino di contraddizioni.
Guardiamo qual è stata la risposta della sinistra al terremoto politico che ha condotto la destra al governo in Italia solo dopo la fine della prima Repubblica : un misto di nostalgia, slogan e rievocazioni di Ventotene. Quando Meloni dice “buongiorno”, da Fratoianni a Bonelli parte l’indignazione in formato comunicato stampa: “Attacco alla democrazia! Saluto littorio camuffato!”
Ogni decreto della Meloni è una “svolta autoritaria”, ogni riforma è un attentato alla Costituzione, ogni finanziaria è una minaccia alla civiltà occidentale. Si potrebbe pensare che la sinistra sia convinta che Giorgia Meloni abbia nel cassetto un piano segreto per rimpiazzare il Parlamento con un triumvirato di nostalgici del passato, ma la realtà è ben diversa: si discute di economia, sicurezza e riforme con un metodo pragmatico che manda nel panico questa sinistra da talk show.
Giuseppe Conte, dal canto suo, continua il suo tour nei salotti televisivi, dispensando il verbo della flessibilità ideologica: oggi i “diritti” sono sacri, domani si trattano come optional. La Schlein si avventura nel politicamente corretto come un esploratore che ha perso la mappa, mentre Landini, dopo aver accompagnato il precariato per anni con il silenzio più tombale e aver svenduto i lavoratori, oggi, guarda un po’, riscopre la “lotta di classe” tra un’intervista su La7 e un corteo con i centri sociali col chiaro intento di pescare tra i nostalgici per togliere la sedia di Segretario da sotto al culo alla Elly.
Il vero dramma è che, mentre la sinistra si trascina tra nostalgie e sterili giochi di prestigio ideologici, Giorgia Meloni ha trovato la sua rotta, anche grazie alla completa assenza di un’alternativa credibile. Schlein e soci somigliano a vecchi nostalgici di Bennato alla ricerca dell’Isola che non c’è, mentre Meloni pilota una nave—sì, vera—che affronta mare mosso e burrasche con una direzione precisa.
E la sinistra come risponde alla Meloni?
Non fa altro che lanciare razzi segnaletici per farsi notare, salvo poi litigare su chi debba accendere la miccia. Il paradosso è evidente: ogni attacco a Meloni ne accresce il consenso, ogni teatrino ideologico della sinistra è uno spot pubblicitario gratuito per il governo.
Alla fine, tra una cantata di “Bella Ciao” e un discorso che sembra tratto da un manuale di sopravvivenza antifascista, la sinistra si avvita nel suo stesso delirio. Intanto, Meloni continua a scrivere il copione del futuro e, con questa sinistra , credo lo farà per almeno 20 anni.
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NERO INDELEBILE. LE RADICI OSCURE DELLA NUOVA DESTRA ITALIANA
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