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Una classe politica inadeguata

La pandemia ha messo in evidenza l’assoluta inadeguatezza di tutta la nostra classe politica. Il dopo sarà anche peggio. Sia a destra che a sinistra prevale il vetero-statalismo che non porta da nessuna parte. Unica speranza: nuove elezioni che cambino i rapporti di forza.

di Lorenzo Colovini | 14 Aprile 2020

Non solo la nostra vita quotidiana, il lavoro e il futuro, la società saranno diversi dopo.. ci sarà un dopo anche nel campo politico nostrano. Proviamo a chiederci come sarà non tanto perché ci freghi punto del destino dei protagonisti sulla scena quanto perché le scelte e gli indirizzi che intraprenderanno condizioneranno il destino di questo Paese.

La mia opinione è che quasi tutta la classe politica, sia di maggioranza che di opposizione, sia assolutamente inadeguata al compito. Cartina al tornasole la recente miserrima polemica Conte – Meloni – Salvini su un tema inesistente ovvero la presunta adesione dell’Italia al MES e il conseguente tradimento dell’interesse nazionale. In breve, per quanto possibile: il MES esiste già. È stato semplicemente modificato creando una linea di credito per le sole spese sanitarie senza altri condizionamenti (per l’Italia circa 37 miliardi). L’Italia può accedervi o meno, esattamente come prima. Interessante altresì il Fondo (500 miliardi) per la ricostruzione finanziato con obbligazioni comuni (quindi introducendo per la prima volta il principio della condivisione comunitaria che è proprio dei Eurobond) ma che genera sempre debiti individuali e non comuni. Ma non entro nel dettaglio per non andare fuori tema: il fatto è che il tradimento di cui hanno parlato Salvini e Meloni assolutamente non esisteva. Semmai la critica andava fatta sul fallimento circa l’ottenimento dei Eurobond; critica che tecnicamente sarebbe ingenerosa perché in realtà il risultato portato a casa è più che dignitoso ma politicamente fondata perché Conte ha imposto tutta la sua narrazione, irragionevolmente, su questi. Ora, il dubbio è: ma questi ci sono o ci fanno? Io temo che certamente ci facciano ma purtroppo anche ci siano. Leggasi per esempio l’ottimo Enrico Morando http://www.libertaeguale.it/verso-il-recovery-fund-un-buon-giorno-per-leuropa/ per dedurre la irredimibile ignoranza di Salvini in temi economici. La Meloni a ruota. Qualche competenza ci sarebbe in Forza Italia ma ormai nel centrodestra conta come il due di coppa quando la briscola è spade. Insomma, questa (potenziale) maggioranza è drammaticamente inadeguata a guidare il Paese, unfit to lead Italydirebbe l’Economist. Per inciso, molto più unfit, nelle circostanze date, di quanto lo fosse Berlusconi quando fu bollato dall’impietoso giudizio della rivista inglese.

Ma non è che d’altra parte si caschi meglio. Il brodo di cultura, il sentiment più o meno carsico ma di gran lunga prevalente che accomuna i CinqueStelle e LEU, e purtroppo anche una parte (temo prevalente) del PD, è quello vetero statalista, sostanzialmente monodirezionale: uno Stato mamma, a cui solo chiedere sostegno, spesa sociale, welfare a cui scaricare le perdite di Alitalia (e si è visto) dove in pratica il contratto sociale è agito solo in una direzione. I concetti di bilancio, di deficit, e massime quello di debito (parolaccia della cultura Protestante) sono quasi estranei, non davvero sentiti come un problema mio. Ne consegue che anche l’iniziativa privata, il profitto, sono sempre visti con diffidenza, sospetto, sterco del diavolo.

L’unico aspetto positivo del disastro del Coronavirus è che questo imporrà sulla scena nei prossimi mesi (e forse anni) i temi economici. La partita non si giocherà più su campi secondari (immigrati, temi etici ecc.) e fortemente divisivi dove per entrambi i contendenti era facile lisciare il pelo al proprio elettorato di riferimento (esclusivamente sui quali, attenzione, Salvini ha costruito il suo formidabile consenso). Assisteremo dunque ad un fenomeno abbastanza singolare: saranno tutti d’accordo senza poterlo ammettere. Continueranno certo a strizzare l’occhio ai rispettivi elettorati, l’uno agli artigiani che alzano le saracinesche ogni mattina, l’altro alla famiglia del sud che non batte un soldo o, a livello culturalmente più alto, sentiremo la retorica zingarettiana per gli ultimi, per la dignità dei lavoratori ecc. Ma, sotto la superficie del lago, il retropensiero delle maggiori forze politiche sarà tutto nella direzione di assalto alla diligenza (che però non avrà nessuna cassa con i dollari nascosta sotto il vano passeggeri).

Che aspettarci dunque? Proviamo a leggere la sfera di cristallo. Molto probabile, anzi direi quasi certo, che non passeranno gli Eurobond. Tradotto: l’Europa ci darà una grossa mano con fondi, prestiti a lungo termine, a basso interesse, protezione dalla speculazione ecc. ma non si prenderà in carico i debiti nostri (anche perché ne avranno anche loro sul groppone).

È dunque possibile (possibile, non scrivo probabile) che Conte che sugli Eurobond ha puntato tutte le fiches, ne esca molto indebolito e le difficoltà nell’impostare la finanziaria 2021 generino tensioni insopportabili nella maggioranza (che nel frattempo sarà bombardata ad alzo zero dall’opposizione). Inoltre, a bocce ferme, è possibile che gli industriali presentino il conto per una gestione del lockdown che, pur non presentando errori clamorosi, una certa sudditanza alla “dittatura” dei tecnici ha avuto. Vedremo in proposito come sarà gestita la Fase 2.

Se questo accade, elezioni anticipate o..? Quell’o, ha un nome e cognome: Mario Draghi. Unico con la personalità, il prestigio internazionale e lo standing per prendere in mano il timone. Ma torniamo al tema di cui sopra: con queste forze politiche? Con l’atteggiamento prevalente che abbiamo descritto? Io la vedo difficilissima. A meno di andare alle elezioni e si cambino radicalmente i rapporti di forza. Non resta che sperare che i partitini del centro sinistra abbiano un colpo d’ala. Sperare non costa niente…

 

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Pubblicato in : Apertura

Info Lorenzo Colovini

Nato a Venezia nel 1959, vi ha sempre risieduto tranne alcuni periodi per lavoro. Laureato in ingegneria elettrotecnica nel 1984 all’Università di Padova, sposato con due figli gemelli (ormai 25enni) lavora all’Enel, settore Distribuzione, da 1987. Ha svolto per circa 20 anni incarichi nel territorio per poi passare ad attività di carattere nazionale nel International Business Development, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. Sempre come business developer di Enel, ha vissuto a Pechino per circa un anno e mezzo (2008-2009). Collaboratore fisso della testata on line Luminosi Giorni, rivista di cultura politica con particolare attenzione a temi dell’area veneziana. Fa parte del Direttorio di UNAeUNICA, associazione trasversale nata per contrastare l’ipotesi di divisione del Comune di Venezia nelle due parti di acqua e di terra.

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Maurizio Bonanno

    14 Aprile 2020 alle 18:56

    non si discosta molto il mio pensiero che ho concentrato in questo e-book, che mi auguro possa essere letto ed analizzato e… criticato
    https://www.youcanprint.it/scienze-sociali-sociologia-generale/covid-19-libert-e-diritti-in-quarantena-9788831667289.html

    Rispondi

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