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L’eredità del PCI/9

Risponde Ugo Finetti, giornalista, direttore di Critica Sociale. La vera “diversità” da esaltare del comunismo italiano non è quella verso il Pcus in quanto dal 1944 è cresciuto in una democrazia occidentale in continuo confronto polemico e di collaborazione con cattolici, socialisti e liberal-democratici.

di Ugo Finetti | 12 Gennaio 2021

Quali sono i geni utili che dalla esperienza  del PCI si rintracciano  nella vicenda storica  italiana, contro quali vizi o derive può contribuire  ancora oggi a difendere la sinistra in primo luogo ma assieme la società e la politica italiana?

Il lascito più positivo del Pci è il contributo che ha dato alla creazione di una “cultura di governo” nella sinistra italiana e cioè, in particolare, le due esperienze che lo hanno visto maggiormente impegnato nella governabilità nazionale ed è dovuto passare dalla propaganda alla concretezza: prima con Togliatti nei governi di “unità nazionale” tra il 1944 e il 1947 e poi con Berlinguer nella  maggioranza di “solidarietà democratica” tra il 1976 e il 1979. Si tratta di due capitoli della storia del Pci che non a caso vennero condannati dal Cremlino: il Pci ’44-’47 fu messo sotto processo nella riunione costitutiva del Cominform del ’47; a sua volta Berlinguer subì la sfuriata di Breznev nell’ottobre del 1978 con l’accusa di essersi messo a rimorchio della Nato (v. Silvio Pons, “L’ultimo Berlinguer”) e quindi pose fine a quella politica. Ma è in quelle esperienze che il Pci visse la centralità della lotta per la democrazia contro il fascismo e il terrorismo in un quadro di dialettica costruttiva e di pluralismo.

La vera “diversità” da esaltare del comunismo italiano non è quella verso gli altri partiti antifascisti, ma verso il Pcus in quanto dal 1944 è cresciuto in una democrazia occidentale in continuo confronto polemico e di collaborazione con cattolici, socialisti e liberal-democratici: influenzandoli e venendone influenzato positivamente in entrambi i casi.

 

Quali sono i geni dannosi  trasmessi in eredità  che hanno contribuito e  contribuiscono a frenare le potenzialità ed a condizionare il ruolo e l’azione della sinistra per  il cambiamento del Paese  ?

Il dna negativo è appunto la cultura della “diversità”, il considerare chi non è alleato come il nemico dipingendolo sempre come “pericolo per la democrazia”. E’ la politica dell’”egemonia” e del “partito-principe” ovvero il ritenere se stessi come unica forza sana aggredendo il dissenso come manifestazione di inferiorità culturale e/o di disonestà e di non democrazia. Ancora oggi quotidiani e talk show di certa sinistra ripropongono la propaganda del comunismo espressionista degli anni ‘30: l’avversario è sempre ridicolo, corrotto e fascista: un ciccione con equivoche banconote in tasca e un manganello in mano.

In questo contesto si ripropone l’uso strumentale da un lato della giustizia e dall’altro dell’antifascismo.

Il dna negativo ovvero l’onda lunga dello stalinismo degli anni ’50 pervade anche la storiografia sin dai manuali scolastici che rappresentano ancora la Guerra fredda non come scontro tra regimi di dittatura comunista contro la democrazia occidentale, ma come “guerra sporca” dell’anticomunismo.

Grava anche sulla politica di certa sinistra la rappresentazione negativa della governabilità italiana fino alla criminalizzazione dell’alleanza tra socialisti riformisti, cattolici democratici e liberaldemocratici mentre si contrappone come attuale la politica togliattian-berlingueriana della “ditta” come perno di un’alleanza con “utili idioti” (da un lato catto-comunisti e dall’altro azionisti).

 

 

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Pubblicato in : Redazionale

Info Ugo Finetti

Ugo Finetti, giornalista, direttore di Critica sociale, è stato un esponente di primo piano del PSI, ricoprendo vari incarichi nel Consiglio comunale di Milano e in Regione Lombardia. È stato anche commissario della Biennale di Venezia e consigliere del Teatro alla Scala. Caporedattore Rai dal 1978 al 2008, ha realizzato inchieste e reportage in vari paesi europei.
Tra i suoi libri: “Libro bianco sulla crisi socialista” (1972), “Il dissenso nel Pci” (1978), “La partitocrazia invisibile” (1985), “La Resistenza cancellata” (2003), “Togliatti e Amendola. La lotta politica nel Pci” (2008), “Storia di Craxi”. Miti e realtà della sinistra italiana (2009), “Botteghe Oscure. Il PCI di Berlinguer & Napolitano” (2016).
Dal 2011 al 2014 è stato Presidente dell’Istituto per la Scienza dell’Amministrazione Pubblica (ISAP).

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Daniela Mainini

    19 Gennaio 2021 alle 06:20

    Grazie Ugo imparo sempre leggendoti ! Daniela

    Rispondi

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