• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla nostra newsletter

  • Facebook
Solo Riformisti

Solo Riformisti

Uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

  • Solo Riformisti
  • Politica
  • Economia
  • Esteri
  • Cultura
  • Opinioni
  • Archivio articoli

L’eredità del PCI/10

Risponde Antonio Magliulo, docente di Storia del pensiero economico all’università Internazionale di Roma. I geni dannosi che il Pci ha trasmesso alla sinistra e alla democrazia italiana sono quelli di una politica intesa come professione.

di Antonio Magliulo | 12 Gennaio 2021

Quali sono i geni utili che dalla esperienza  del PCI si rintracciano  nella vicenda storica  italiana, contro quali vizi o derive può contribuire  ancora oggi a difendere la sinistra in primo luogo ma assieme la società e la politica italiana?

In un celebre discorso pronunciato a Gettysburg il 19 novembre 1863, Abramo Lincoln così immaginò una vera o piena democrazia: “un governo del popolo, dal popolo e per il popolo”. Circa cento anni prima, era stato coniato il motto del dispotismo illuminato: “Tutto per il popolo, niente dal popolo”.

Parafrasando Lincoln, e con i necessari caveat, si potrebbe dire che il Pci è stato a lungo un partito del popolo, dal popolo e per il popolo. Del popolo nel senso che, nonostante il centralismo democratico e le frequenti cooptazioni, esisteva una reale comunità politica che esprimeva una classe dirigente in cui si riconosceva. Dal popolo nel senso che molti leader, locali e nazionali, avevano umili origini o vivevano in condizioni di povertà, a partire da Gramsci e Togliatti. Per il popolo perché il Pci ha ricercato, e dato, un contributo positivo al bene comune del paese: dall’opposizione al fascismo, alla stesura della carta costituzionale, alla lotta al terrorismo.

Quali sono dunque i geni utili che il Pci lascia in eredità alla sinistra e alla democrazia italiana? Quelli di una forza politica autenticamente popolare e mai populista, capace di favorire la partecipazione di milioni di persone alla vita delle istituzioni tenendo presente il bene comune del paese.

Quali sono i geni dannosi  trasmessi in eredità  che hanno contribuito e  contribuiscono a frenare le potenzialità ed a condizionare il ruolo e l’azione della sinistra per  il cambiamento del Paese  ?

Il 21 gennaio 1921, a Livorno, si consumava la scissione dal Partito Socialista Italiano. Il nuovo partito nasceva per dar vita alla sezione italiana della Terza Internazionale comunista guidata da Lenin. Fin dall’inizio, si manifestava la progressiva trasformazione di un ideale di giustizia sociale in un’arida ideologia che aveva la pretesa di predire il moto della storia.

Hannah Arendt, nelle ultime pagine de Le origini del totalitarismo, ha descritto alcuni caratteri che accomunano ogni ideologia: tra questi, il bisogno di formare una classe di “soldati politici”. Pensiamo per un attimo ai segretari politici (e al ristretto gruppo dirigente) che si sono succeduti alla guida prima del Pcd’I, poi dei suoi eredi. Quanti hanno svolto una normale vita civile e professionale? Forse nessuno. Non è un giudizio ingeneroso verso persone che, per capacità, avrebbero potuto ricoprire ruoli apicali in ogni ambito professionale. Basti pensare a Togliatti e Berlinguer. Anzi, la loro decisione di dedicare la vita a un ideale politico è per molti versi ammirevole. Ma, in tempi di pace e di democrazia, è un errore considerare la politica una professione. La politica resta un servizio alla comunità. Molti ritengono che, per essere dei buoni amministratori della cosa pubblica, occorra specializzarsi, intraprendendo, fin dall’inizio, la carriera politica. Il punto è che, per essere dei buoni amministratori del bene comune, non si può essere solo dei politici di professione: occorre avere una parallela o antecedente vita professionale che consenta di conoscere, per esperienza personale, la vita reale delle persone e di poter abbandonare, se necessario, gli incarichi istituzionali. Questo non significa che non si possa o non si debba fare politica fin da giovani. Certo che si può, ma come semplici militanti e svolgendo comunque un’attività lavorativa.

I geni dannosi che il Pci ha trasmesso alla sinistra e alla democrazia italiana sono quelli di una politica intesa come professione che, lentamente ma inesorabilmente, ha scavato un fossato tra rappresentanti e rappresentati rischiando, involontariamente, di riportare indietro le lancette della storia, dal discorso di Lincoln sulla democrazia partecipata al motto dell’illuminismo elitario.

 

Please follow and like us:
error
fb-share-icon
Tweet
fb-share-icon
Pubblicato in : Redazionale

Info Antonio Magliulo

Antonio Magliulo (1962) è professore ordinario di Storia del pensiero economico presso il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa dell’Università di Firenze.

Post precedente:L’eredità del PCI/11
Post successivo:USA, l’altro radicalismo che minaccia i Dem

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra newsletter

Leggi anche

“BANCHE, CREDITO E FLUTTUAZIONI ECONOMICHE”Discorso di Ben S.  Bernanke alla consegna del Premio Nobel per l’Economia 2022

23 Ottobre 2024 | Bernard S. Bernanke

STATO, MERCATO E COOPERAZIONE: LA SINTESI INNOVATIVA POSSIBILE

4 Ottobre 2024 | Amedeo Lepore

SPECIALE QUARTA REPUBBLICA: IN RICORDO DEL 7 OTTOBRE 2023

5 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

OCCIDENTE IN CRISI? LA SOLUZIONE È NON CERCARE “LA” SOLUZIONE

4 Ottobre 2026 | Danilo Breschi

“IL GENOCIDIO” DATO IN PASTO AI BAMBINI”: LA PACE A SENSO UNICO DEL SINDACO DI PISTOIA

2 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

GOVERNARE LA GLOBALIZZAZIONE LA VERA SFIDA PER IL FUTURO

2 Ottobre 2026 | Amedeo Lepore

CON TROPPI IMMIGRATI, LE SCUOLE DIVENTANO GHETTI

2 Ottobre 2026 | Giovanni Cominelli

Ultimi commenti

  • Zeffiro Ciuffoletti su CHI HA SCELTO E CHI NO
  • Francesca su REINDUSTRIALIZZARE: UNA A SFIDA CHE SI PUO’ VINCERE (ANCHE IN TOSCANA) [16]
  • Roberto Casula su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto Catazano su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto su IL BIVIO FATALE DEL PD
  • Alessanro Tosi su SANITÀ, È ORA DI CAMBIARE
  • Renato Campinoti su TOSCANA, AUREA MEDIOCRITAS? [4]
  • Redazione Solo Riformisti su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • MARIELLA su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • Renzo Fagioli su LE DIFFICOLTÀ DELLA TOSCANA [3]

Solo Riformisti

PARTECIPA

Chi vuole può partecipare con articoli, suggerimenti, idee. Scriveteci a: redazione@soloriformisti.it.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

VAI AL FORM DI ISCRIZIONE

LINK RAPIDI

  • Accesso autori
  • Utilizzo dei Cookies

Seguici su Facebook

Segui la nostra pagina su Facebook

  • Facebook

SoloRiformisti.it. Periodico di area riformista del Circolo SoloRiformisti. | E-Mail: redazione@soloriformisti.it

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it.