• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla nostra newsletter

  • Facebook
Solo Riformisti

Solo Riformisti

Uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

  • Solo Riformisti
  • Politica
  • Economia
  • Esteri
  • Cultura
  • Opinioni
  • Archivio articoli

Il rischio inflazione

Gli economisti intervistati in questi giorni dal Financial Times paventano che un’inflazione persistente rappresenti una minaccia per la ripresa dell’eurozona, erodendo il reddito disponibile e costringendo la Bce a diminuire gli stimoli all’economia. Intervista di Luciano Pallini

di Amedeo Lepore | 10 Gennaio 2022

Le parole di Ignazio Visco sui rischi d’inflazione, che non sono solo al rialzo, e sulle condizioni potenzialmente favorevoli dell’economia inducono a una certa dose di ottimismo, ma come vanno interpretate, alla luce della realtà dei fatti?

Il contesto di riferimento è quello europeo, che in confronto a quello statunitense non è ancora investito da una crescita sistematica della domanda aggregata e da una riduzione significativa del tasso di disoccupazione. Per questo motivo, le politiche monetarie di Federal Reserve e Banca Centrale Europea divergono e nel nostro continente si registra una continuità degli interventi espansivi, al netto di una riduzione del ritmo di acquisto dei titoli nel 2022 e delle eventuali scelte successive di tapering più intenso o di maggiorazione dei tassi ufficiali. Già queste indicazioni introducono incognite per l’imminente avvenire, rese ancor più evidenti dalle differenze di opinione nel Consiglio direttivo della Bce sulle aspettative di inflazione.

Quali sono i principali elementi di insicurezza, secondo il governatore della Banca d’Italia?

Il principale  è sicuramente costituito dall’andamento della pandemia e dagli effetti delle varianti su mobilità e attività economiche, emergono altre preoccupazioni in relazione alle strozzature dell’offerta e all’incremento dei prezzi energetici, che ha origini di carattere strutturale e geopolitico, innescate dalla transizione ambientale. Inoltre, se un risoluto aumento dei margini delle imprese e delle retribuzioni non appare un problema immediato, è chiaro che inciderà su di esso proprio l’evoluzione dell’inflazione. Le sollecitazioni di Visco per una politica di bilancio comune, ipotizzando un Ministro europeo dell’Economia, sono del tutto condivisibili. Al pari dell’invito rivolto alle amministrazioni pubbliche a utilizzare le enormi risorse dei prossimi anni in modo efficiente e rapido, attraendo consistenti investimenti privati, evitando il “debito cattivo” e tagliando la spesa dove i costi superano i benefici. Ed è eloquente il monito alle forze politiche affinché guardino oltre il brevissimo periodo, considerando la rilevanza dell’innovazione e dei possibili salti di continuità nella crescita.

Ma guardando ad  un orizzonte più ampi  sui pericoli che potevano sorgere da un’inflazione eccessiva, cosa si intravede?

Gli economisti intervistati in questi giorni dal Financial Times paventano che un’inflazione persistente rappresenti una minaccia per la ripresa dell’eurozona, erodendo il reddito disponibile per i consumi e costringendo la Bce a diminuire gli stimoli all’economia più celermente del previsto. Ad esempio, André Sapir afferma che la sfida più impegnativa è quella di “trovare il giusto equilibrio per una politica macro, sia fiscale che monetaria, per consentire una ripresa continua, senza disposizioni fiscali incontrollate e inflazione galoppante”. In un recente intervento, intitolato “Il fantasma dell’inflazione natalizia”, John H. Cochrane ha paragonato la pandemia a una bufera di neve, sostenendo che se le persone ricevono molti compensi quando cade la neve, alimenteranno l’inflazione una volta passata la tormenta. Se la sua analisi scaturisce da una concezione legata all’equilibrio tra domanda e offerta, o meglio, alla capacità dell’economia di produrre beni e servizi, nella parte propositiva egli afferma che la prosecuzione o meno dell’inflazione dipende dalla politica fiscale, sapendo che quella monetaria da sola non basta. Infatti, a parere di Cochrane, “se la Banca Centrale Europea alza i tassi di interesse, aumenta i costi del debito italiano, minacciando una nuova crisi e mettendo a repentaglio il vasto portafoglio di titoli di Stato della Bce”. A sua volta, Mohamed A. El-Erian ha sottolineato come il picco di inflazione di questi mesi, pur non preannunciando il ritorno ai tassi a due cifre degli anni Settanta, assecondi l’ansia di consumatori e produttori, provocando un inasprimento delle disuguaglianze e il rischio di un deragliamento del rimbalzo economico in corso.

Il fenomeno inflattivo attuale può indicare    un mutamento del paradigma macroeconomico globale, nel senso di una domanda aggregata in espansione, seppure con divari notevoli di reddito e opportunità?

Il tema centrale, dunque, diviene in maniera sempre più insistente quello della crescita economica e degli investimenti produttivi. Il 2022 – avverte Nouriel Roubini, pure su Project Syndicate – porterà nuove sfide e, tra queste, l’inflazione causata dai colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento. A questo punto, allora, piuttosto che indugiare in un’astratta contesa sul prossimo futuro, sarebbe opportuno, continuando a combattere il virus e l’incertezza finanziaria, provare a realizzare davvero un nuovo modello di sviluppo.

Facile a dirsi…

 

 

Please follow and like us:
error
fb-share-icon
Tweet
fb-share-icon
Pubblicato in : Apertura, Economia

Info Amedeo Lepore

Professore Ordinario di Storia Economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove è titolare dei corsi di Storia Economica, di Storia dell’Impresa e della Finanza, di Evoluzione del Capitalismo, delle Tecnologie e della Finanza. È docente di Storia dell’Economia e dell’Impresa alla Luiss Guido Carli di Roma. Ha svolto insegnamenti in diverse Università italiane e straniere. È componente del Consiglio di Amministrazione e della SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno). È socio dell’Accademia Pontaniana, nella Classe di Scienze Morali. Fa parte di Comitati scientifici e di Redazione di varie riviste nazionali e internazionali. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali per la sua attività di studio e di ricerca. Ha pubblicato volumi e saggi, in Italia e all’estero, su temi riguardanti la storia economica italiana ed europea; la storia d’impresa, della contabilità e del marketing; la storia del pensiero economico. I suoi attuali ambiti di ricerca riguardano la storia dell’economia euro-atlantica, il processo di globalizzazione nei suoi vari aspetti, l’impatto sull’economia della pandemia di Covid-19, l’evoluzione dell’impresa, la storia del dualismo economico italiano. Ha svolto anche ruoli istituzionali legati alle sue competenze economiche, da ultimo come Assessore alle attività produttive della Regione Campania.

Post precedente:La strategia suicida di Letta
Post successivo:La scuola riparte

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra newsletter

Leggi anche

“BANCHE, CREDITO E FLUTTUAZIONI ECONOMICHE”Discorso di Ben S.  Bernanke alla consegna del Premio Nobel per l’Economia 2022

23 Ottobre 2024 | Bernard S. Bernanke

STATO, MERCATO E COOPERAZIONE: LA SINTESI INNOVATIVA POSSIBILE

4 Ottobre 2024 | Amedeo Lepore

SPECIALE QUARTA REPUBBLICA: IN RICORDO DEL 7 OTTOBRE 2023

5 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

OCCIDENTE IN CRISI? LA SOLUZIONE È NON CERCARE “LA” SOLUZIONE

4 Ottobre 2026 | Danilo Breschi

“IL GENOCIDIO” DATO IN PASTO AI BAMBINI”: LA PACE A SENSO UNICO DEL SINDACO DI PISTOIA

2 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

GOVERNARE LA GLOBALIZZAZIONE LA VERA SFIDA PER IL FUTURO

2 Ottobre 2026 | Amedeo Lepore

CON TROPPI IMMIGRATI, LE SCUOLE DIVENTANO GHETTI

2 Ottobre 2026 | Giovanni Cominelli

Ultimi commenti

  • Zeffiro Ciuffoletti su CHI HA SCELTO E CHI NO
  • Francesca su REINDUSTRIALIZZARE: UNA A SFIDA CHE SI PUO’ VINCERE (ANCHE IN TOSCANA) [16]
  • Roberto Casula su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto Catazano su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto su IL BIVIO FATALE DEL PD
  • Alessanro Tosi su SANITÀ, È ORA DI CAMBIARE
  • Renato Campinoti su TOSCANA, AUREA MEDIOCRITAS? [4]
  • Redazione Solo Riformisti su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • MARIELLA su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • Renzo Fagioli su LE DIFFICOLTÀ DELLA TOSCANA [3]

Solo Riformisti

PARTECIPA

Chi vuole può partecipare con articoli, suggerimenti, idee. Scriveteci a: redazione@soloriformisti.it.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

VAI AL FORM DI ISCRIZIONE

LINK RAPIDI

  • Accesso autori
  • Utilizzo dei Cookies

Seguici su Facebook

Segui la nostra pagina su Facebook

  • Facebook

SoloRiformisti.it. Periodico di area riformista del Circolo SoloRiformisti. | E-Mail: redazione@soloriformisti.it

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it.