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Per la crescita servono le riforme

Il PNRR può essere un palliativo, ma non è la risposta al problema della crescita. Non basteranno i soldi a cancellare trent’anni di stagnazione. Riportiamo di seguito una presa di posizione dell’istituto Bruno Leoni.

di Redazione Solo Riformisti | 31 Dicembre 2021

Nella conferenza stampa di fine anno, il premier Draghi ha annunciato che l’Italia ha raggiunto tutti gli obiettivi che il Pnrr fissava per dicembre. Si tratta, in gran parte, di traguardi puramente formali, preliminari al conseguimento dei target veri e propri (realizzazione degli investimenti e attuazione delle riforme). Nulla di nuovo: né poteva essere altrimenti, visti i pochi mesi trascorsi dalla presentazione del Piano. Il realismo non deve fermarsi alla mera conta degli adempimenti. Dovrebbe investire la funzione stessa del programma a cui affidiamo le nostre prospettive di ripresa e resilienza. La questione è semplice: se ben impiegate, le risorse europee possono promuovere alcune riforme strutturali e favorire la messa a terra di opere potenzialmente utili. Ma non c’è nulla di salvifico in tutto questo: non basterà il Pnrr a cancellare trent’anni di stagnazione.

Il Pnrr mobilita (in teoria) oltre 200 miliardi di euro in cinque anni: di questi, all’incirca 70 miliardi di euro sono trasferimenti a fondo perduto nell’ambito di Next Generation EU, 120 miliardi prestiti dello stesso programma, 13 miliardi finanziamenti da React EU, e 30 miliardi risorse nazionali del fondo complementare. Si tratta di un volume ingente di denaro, specie considerando che in gran parte implica spese addizionali: ma va confrontato col totale della spesa pubblica che, nel medesimo quinquennio, ammonterà a quasi 5000 miliardi di euro. Insomma: sul piano puramente quantitativo, stiamo parlando di un incremento inferiore al 5 per cento. Di per sé, poi, e soprattutto con l’esperienza italiana alle spalle, l’idea che basti spendere di più per crescere di più pare appoggiare su assunzioni traballanti. Per intenderci non è detto che tutti i soldi saranno spesi, né che gli investimenti previsti siano tutti effettivamente utili ad alzare il potenziale di crescita del Pil nel lungo termine.

In sostanza: molti pensano che i 200 miliardi del Pnrr aiuteranno il paese a ricuperare il terreno perso a causa del Covid. Altri, fra cui noi, sospettano che finiranno per alimentare altra spesa improduttiva. Ma nemmeno i primi dovrebbero pensare che il Pnrr ci esoneri dal perseguire quelle riforme strutturali e quelle correzioni nella politica di bilancio senza le quali è impensabile che l’Italia possa uscire dal suo declino.

 

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Pubblicato in : Economia

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