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Grandi manovre per future alleanze

Mattarella punta alla stabilità e cerca di evitare le elezioni anticipate. Ma i partiti sono in forte fibrillazione e sotto, sotto si lavora a nuove alleanze, anche le più apparentemente improbabili.

di Daniele Marchetti | 13 Luglio 2019

In Italia non si voterà fino almeno al 2022. Fino a quando, cioè, al Quirinale siederà un fine politico ed un colto giurista come il prof. Sergio Mattarella.

I motivi sono molti ma uno sembra prevalere su tutti: la stabilità!

Ad ogni piè sospinto, il popolo italiano, è chiamato ad esprimersi. Negli ultimi sei mesi è accaduto almeno 10 volte.

Oltre alle elezioni europee che hanno interessato tutto il corpo elettorale, molti italiani sono stati chiamati alle urne per la tornata amministrativa del 26 maggio (con replica il 9 giugno) e per il rinnovo dei Consigli regionali di Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Piemonte.

Ma non è finita. Tra novembre e dicembre prossimi si tornerà alle urne in Calabria, Emilia-Romagna ed Umbria per eleggere i rispettivi Governatori.

Insomma, un tour de foce che oltre a sfiancare (e disamorare) l’elettorato destabilizza l’Esecutivo rendendolo fragile nei confronti dei partner europei ma soprattutto nei confronti degli investitori internazionali (i cosiddetti “mercati”) per i quali la “stabilità amministrativa” è il principale indice di fiducia.

Un “gioco al massacro” a cui la ponderatezza quirinalizia sembra voler sottrarre ad ogni costo le elezioni politiche anticipate per concedere un attimo di “normalità” ad un Paese stremato ma anche bloccato dal permanente scontro elettorale.

Ciononostante, tanto a destra quanto a sinistra, il tema delle alleanze appare il vero tema politico del momento sul quale le divisioni nelle coalizioni e nei partiti sembrano acuirsi di ora in ora sia sul fronte azzurro che nel PD dove lo scontro su eventuali accordi con il Movimento 5 Stelle ha infiammato la convention toscana organizzata dall’ex Ministro Luca Lotti.

La contraddizione appare dirompente: mentre il voto politico sembra ragionevolmente allontanarsi, nei partiti va in scena lo “scontro finale”  sulle alleanze.

Pazzie da solleone? Forse, no.

Proviamo a ragionare.

La ferma determinazione del Colle più Alto a non “concedere” elezioni anticipate non significa in alcun modo appoggio incondizionato all’attuale Governo ed alla sua, peraltro fragile maggioranza (al Senato la maggioranza gialloverde si regge su un solo voto di scarto).

Del resto, il Presidente Mattarella nel farsi garante della stabilità del Paese non intende limitare in alcun modo il confronto democratico che riguarda le dinamiche parlamentari e la sovranità delle Camere nella concessione della fiducia. Anzi!

Ed è proprio su questo piccolo particolare che si gioca tutta la partita.

Sebbene il voto anticipato non sia in agenda, l’attuale gabinetto Conte potrebbe non sopravvivere ai quotidiani scontri tra Ministri ed aprire la strada ad un altro Esecutivo politico che possa trovare, in Parlamento, una nuova maggioranza.

Quella a cui stanno pensando, su sponde opposte e per i loro dante causa, Luca Lotti e Mara Carfagna perché -si sussurra alle spalle del “dissidente” e filo leghista azzurro Giovanni Toti- “se il Presidente dovesse suonare la carica è bene farsi trovare pronti”.

In fondo, dopo l’elezione di David Sassoli (PD) alla presidenza del Parlamento europeo con la regia -si mormora- del Quirinale e la -certa- “complicità” di FI (che non a caso ha piazzato Tajani a presidente della commissione affari Costituzionali) e dei grillini (che hanno altrettanto incassato una Vicepresidenza), tutto appare -davvero- possibile!

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Pubblicato in : Politica

Info Daniele Marchetti

Daniele Marchetti (Lucca, 1965) risiede a Firenze. Laureato in scienze biologiche, specializzato in epistemologia nell’Università di Pisa e perfezionato in bioetica e biotecnologie nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana. Già ricercatore nell’Università di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del ministero degli Esteri, nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di dirigente, una segreteria istituzionale. Dal 2010 è stato responsabile dell’ufficio stampa di un gruppo consiliare.

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