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I SACCHEGGI COME RIVOLUZIONE?

I cittadini, gli operatori commerciali, i turisti chiedono delle risposte per i prossimi week-end.

di Giovanni Cominelli | 20 Ottobre 2026

C’erano, una volta, “gli antisistema”.

Il “sistema” era il nome del peggio: sfruttamento, violenza, corruzione, terrorismo, fascismo. Era, ovviamente, l’effetto del capitalismo, soprattutto nella sua fase finanziaria. Stalin lo aveva detto per tempo: la borghesia finanziaria tendeva all’imperialismo e alla dittatura terroristica. La violenza del sistema aveva due facce: quella istituzionale dell’esercito, della polizia, dei carabinieri, della magistratura e quella oscura dei servizi segreti, delle trame nere, delle stragi, dei fascisti.

Che ad un simile mostro occorresse opporsi era ovvio per le giovani generazioni del ’68 e del ’77. In due modi: con la mobilitazione di massa oppure con la violenza armata.

Che fine hanno fatto oggi queste due forme di mobilitazione?

La prima ha preso atto che “il capitalismo ha i secoli contati” – la brillante espressione era di Giorgio Ruffolo – la seconda è stata sconfitta o si è “pentita”.

E che dire, a questo punto, delle odierne manifestazioni di massa di Milano?

Sono a composizione stratificata.

Il primo strato è quello di chi pensa che questo sistema non funzioni e che, pertanto, vada cambiato o, almeno, migliorato. Si va in piazza, insieme ad altri, per segnalare al governo di turno che non si è soli e che si hanno bisogni, desideri e idee collettivi. Le piazze sperano che l’opposizione al governo di turno, sia essa di destra o di sinistra, li interpreti, li raccolga, li trasformi in programma di cambiamento.

Il secondo strato è quello dei “Casseurs” o dei Black Bloc. A costoro il sistema non gli fa un baffo. Non interessa. Vanno a esteriorizzare gli impulsi violenti, che non sono estranei alla specie animale cui tutti apparteniamo. Una volta c’erano le guerre, che distruggevano, pensiamo alle ultime due, un’intera generazione. Oggi ce n’è di meno. Si va in piazza, sperando che esistano divise e simboli contro cui scagliarsi. Il blackblochismo viene dal fondo nichilistico delle nostre società del benessere, grondanti di ricchezza e di insensatezza del vivere. Dalle nostre società sovrabbondanti di mezzi e poverissime di fini.

Il terzo strato è quello dei “maranza”. A costoro non basta spaccare, vogliono acquisire ciò che il sistema offre qui e ora in termini di consumi: scarpe, magliette, cellulari. Libri? Quelli no! Non basta a loro “essere”, vogliono “avere” il più possibile, qui e ora. Non scendono in manifestazione con striscioni e parole d’ordine. Si autoconvocano via digitale. A piccoli gruppi, per la guerriglia urbana del sabato o della domenica. Negli altri giorni tornano a scuola, stanno in famiglia in periferia o nei paesi di provincia. Vi appartengono molti immigrati di seconda generazione, sospesi tra il mondo di origine, in cui non si riconoscono più, e quello in cui vivono ora, che appare e spesso è poco integrante. Così scendono in città, che si dispiega ai loro occhi come una catena di vetrine scintillanti da saccheggiare.

Che fare? Qui comincia la tragicommedia del sedicente dibattito politico. Le forze dell’ordine sono accusate alternativamente di essere o troppo invasive o troppo assenti. Il Sindaco Sala si è lamentato che non c’era abbastanza polizia. Il guaio è che “il terzo strato” sfugge alla maglia delle forze dell’ordine, supposto che se ne possa costruire una tutta attorno alle ex-Mura spagnole. Si tratti di piccoli gruppi, anche solo di cinque-sei ragazzi, vestiti di nero, giovanissimi, minorenni maschi e femmine, che fanno dei blitz violenti di saccheggio e poi scappano, che neppure i viet-cong…

Salvini ha proposto il fermo preventivo. Cioè?! Alle fermate delle Ferrovie Tre-Nord e dei Metro e dei tram e autobus? E poi?

Si può fare molto di più dopo, sperando che “il dopo” funzioni come deterrente preventivo per i prossimi sabati/domeniche. Occorre fermare e portare in questura i giovani delinquenti: se minorenni, chiamare le famiglie a risponderne anche sul piano dei danni. Se non è possibile fare imputazioni individuali di specifici danni, si può comminare una multa rilevante alle famiglie. Se maggiorenni, occorre procedere con tutti i mezzi legali a disposizione. E l’educazione, la scuola, la famiglia? In attesa che queste istituzioni funzionino, i cittadini, gli operatori commerciali, i turisti chiedono delle risposte per i prossimi week-end.

…

di Giovanni Cominelli da ITALIA OGGI Martedì 20 ottobre 2026

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Pubblicato in : Apertura, Politica

Info Giovanni Cominelli

Laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino, all’Università statale di Milano. Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990. Scrive di politiche dell’istruzione sulla Rivista “Nuova secondaria” e www.santalessandro.org, su Libertà eguale, su Mondoperaio.

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