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Privilegiare lo sviluppo scientifico

Siamo in mezzo ad una fase di grande cambiamenti. Per questo la politica tecnologica e della ricerca dovrebbe essere al centro  nell’ azione del governo e di tutto il parlamento.

di Marco Mayer | 28 Febbraio 2023

Mentre ascoltavo Gianni De Gennaro e Luciano Violante introdurre il convegno  del   Centro Studi Americani insieme alla Fondazione Civiltà delle Macchine di Leonardo e alla  Ambasciata degli Stati Uniti a Roma    https://centrostudiamericani.org/the-race-to-disruptive-technologies-nations-as-ecosystems-of-knowledge/) ho pensato alla frase  pronunciata  il  primo settembre 2017 dal Presidente Putin nella citta’ di  Yaroslav.

Per la cronaca è  un centro molto famoso in Russia  perche’ sede del primo festival di jazz autorizzato dalle autorità sovietiche nel 1979, anno dell’ invasione dell’ Afghanistan.

A Yaroslav Vladimir Putin ha solennemente dichiarato come riporta la Tass “la Nazione leader nell’Intelligenza Artificiale  dominerà il mondo“.

La valutazione  specifica  sulla AI e’ probabilmente eccessiva, ma e’ vero che nella fase storica che stiamo vivendo la sfida per la predominanza scientifica e tecnologica riveste un ruolo assolutamente centrale nella politica internazionale.

Mercoledi scorso il Presidente cinese Xi Ping é intervenuto – nella terza commissione  del Politburo del Partito Comunista Cinese – per annunciare  un programma di lungo periodo per potenziare  la ricerca di base (e le applicazioni tecnologiche ad essa correlate) con l’ obiettivo di colmare  le consistenti debolezze del Dragone in campo scientifico.    https://www.chinadaily.com.cn/a/202302/23/WS63f5ad39a31057c47ebb0337.html.

La Cina, ha, infatti, sofferto molto la perdita della cooperazione scientifica e univertsria con  gli Stati Uniti su cui ha potuto contare per quasi 30 anni.

https://www.uscc.gov/research/trends-us-china-science-and-technology-cooperation-collaborative-knowledge-production

Il segretario generale del PCC  ha fatto bene a sottolineare il  ruolo cruciale della ricerca di base.  Per inciso la ricerca di base  é spesso sottovalutata dalle nostre parti e anche da alcuni  governi europei, ma ciò non avviene in altri paesi avanzati, Israele in primis,ma anche Corea e Singapore solo per fare pochi esempi.

Il  Presidente cinese ha spiegato che una grande potenza come la Cina vuole  disporre di capacità scientifiche proprie per non dipendere da altri paesi ed affermare progressivamente la sua  leadership mondiale.

Nel suo discorso  si trova, però,  una formula oscura:  “sviluppo scientifico con caratteristiche cinesi”. E  non  vi sono  ovviamente riferimenti alla libertà di ricerca e alla libertà di insegnamento.

E’ noto come nazionalismo e scienza non vadano d’ accordo e l’ espressione “scienza con caratteristiche cinesi”  suona davvero strana.

Tuttavia  essa riflette il clima che si vive nei palazzi a  Pechino dove  la classe dirigente non percepisce come scienziati “veramente cinesi” neppure i concittadini emigrati all’estero qualora abbiano  ottenuto la cittadinanza straniera.

La Cina appartiene ad una civiltà millenaria con una storia e cultura molto peculiare e per molti aspetti rappresenta “un pianeta a sé”.

L’ assenza e/o la limitazione della libertà di insegnamento e di  ricerca è, invece,  un fenomeno tipico di  tutte le autocrazie.

Sotto questo profilo i regimi autocratici rispetto alle nazioni democratiche hanno il vantaggio di poter sperimentare rapidamente l’ applicazione di tecnologie intrusive della libertà e privacy dei cittadini senza dover fare i conti con l’opinione pubblica.

Ma per fortuna c’é anche l’altra faccia della medaglia. Nei paesi dove esistono forti limitazioni ai diritti della persona ed é negata la libertà di stampa scienziati e ricercatori non vivono né lavorano volentieri.

Per esempio quanto ha raccontato al convegno Barbara Carfagna sui progetti High Tech in Arabia Saudita suscita una domanda: quando gli scienziati stranieri (lautamente pagati) se ne andranno non c’ e’ il rischio (o forse la fortuna) che i laboratori restino  vuoti senza le competenze indispensabili per cogliere frutti nel medio e lungo periodo?

Per le democrazie è, invece, molto più facile attrarre le migliori intelligenze e questo è indubbiamente un grande vantaggio nella competizione mondiale per la primacy in campo scientifico e tecnologico

A questo propsito la novità più importante emersa dal convegno del CSA come ha scritto Otto Lanzavecchia su Formiche

https://formiche.net/2023/02/csa-tecnologie-emergenti-industria-sicurezza/

è la crescente convergenza trasversale tra  intelligenza artificiale,  cloud computing, computazione e comunicazione quantistica,, blockchain, metaverso, ricerca spaziale,  uso dei big data per sanita’,  biotecnologie e genetica, fusione nucleare e piattaforme digitali innovative per le energie rinnovabili.

La grande novità  rappresentata da queste tecnologie “dirompenti” (e tra loro  strettamente interconnesse)   dovrebbe essere al centro dell’attenzione della classe politica e imprenditoriale italiana.

Siamo in mezzo ad una fase di grande cambiamenti. Per questo la politica tecnologica e della ricerca dovrebbe essere al centro  nell’ azione del governo e di tutto il parlamento (maggioranza e opposizione).

Dalla relazione del fisico Enrico Prati (ma il tema é stato ripreso anche da Riccardo Luna e Barbara Gasparini)  l’agenda per il nostro paese é chiara.  Gli imperativi sono essenzialmente due:

a) recuperare un ritardo che ha costretto moltissimi giovani ricercatori a emigrare all’ esteto;

b) attrarre in Italia i migliori talenti dall’Europa e da tutto il mondo.

Aggiungo che sul piano della cultura politica  sarebbe l’ ora che i  partiti, i politici e gli osservatori abbandonassero una volta per tutto  l’assurda  contrapposizione tra il  sovranismo e il ” globalismo”.

Senza Stati funzionanti in modo decente non si  va da nessuna parte,  ma nell’ era in cui viviamo gli Stati non possono funzionare senza uno “zoccolo”  minimo di cooperazione internazionale per il  contrasto al  cambiamento climatico, alle pandemie, alle carestie e crisi alimentari e alla instabilta’ finanziaria.

Ne consegue che gli interessi nazionali dell’ Italia si difendono riducendo innanzitutto la dipendenza energetica dalla Russia e quella digitale dalla Cina cresciuta notevolmente dall’ inizio del terzo millennio 2000.

Occorre dunque potenziare  i nostri  laboratori e aumentando i finanziamenti alla ricerca,  ma senza illusioni autarchiche.

E’ altrettanto importante aprirsi all’ Europa, agli Stati Uniti, a tutti i paesi del mondo libero.  Se l’ Italia non si dota di una  piattaforma scientifica,  tecnologica (e anche militare) piu’ solida la retrocessione in serie B  è dietro l’ angolo. Ma come?

I  processi di innovazione crescono con ritmi esponenziali e in sede solo nazionale o anche soltanto europea sarebbe del tutto  velleitario (e destinato all’insuccesso)  ripartire da zero in alcuni  segmenti strategici dell’innovazione.

Non dobbiamo aver paura di attingere know how e collaborazione  tecnologici da  paesi alleati ed amici anche fuori dell’ Europa.

Il punto centrale è non essere subalterni e negoziare uniti da una posizione di forza.

Penso a quanto e’ già avvenuto in Italia e anche in Francia (con l’ accordo tra Thales e Google).

La cybersecurity del Polo Strategico Nazionale promossa dall’ Agenzia per la Difesa e il programma della digitalizzazione della PA da  Consip va in questa direzione.

In questi casi l’ apporto tecnico di Big Tech come  Google, Microsoft e Amazon si  colloca, infatti,  nella  posizione corretta di partner tecnologico  rispetto alle grandi imprese nazionali (Sogei, Leonardo) e europee come TIM.

Concludo con un suggerimento per l’ amico  Enrico Prati e per il gruppo di lavoro sulle tecnologie disruting che egli coordina da più di un anno all’ interno del Centro Studi Americani.

Il metodo scientifico – per citare le parole di Karl Popper –  si basa su un  continuo  processo di falsificazione  di teorie,  scoperte e esperimenti.

Per questo la comunità scientifica e umanistica del.nostro paese  dovrebbe esaminare  con maggiore  spirito critico tutti i progetti che vanno per la maggiore.

Non è, infatti, oro tutto quello che luccica.

Prendiamo la blockchain perché non prendere in considerazione le critiche  in materia  di sicurezza formulate ad Harvard da Bruce Schneier e altri studiosi in giro per il mondo? Perché il progetto europee Open Ran è in grave ritardo e langue?

Quando parliamo di Metaverso perché non considerare  l’  impatto negativo  in termini di digital dependence e di altre sofferenze psicologiche (per esempio in campo sessuale già emerse con il cosìdetto sexting).

Non si tratta di censurare, ma di studiare per informare e tutelare soprattutto adolescenti e minori, ma anche gli  adulti.

Cosa dire, infine, in materia di fusione nucleare tornata di moda con la crisi energetica e con la guerra in Ucraina.

L’ Italia ha fatto bene o male ad abbandonare Ignitor per concentrare tutti i finanziamenti su ITER un progetto europeo (tra l’ altro con il gigante nucleare russo Rosatom ancora coinvolto)? Quando si parla di ricerca scientifica  é sempre  sbagliato concentrare tutto su un solo  progetto.

Ricordo poi che  la Corte dei Conti europea ha segnalato recentemente  grave ritardi ed errori di Iter. Iter quanto  meno meriterebbero un monitoraggio attento di carattere sia sotto il profilo tecnico scientifico, ma anche  geopolitico e  forse persino la sospensione provvisoria dei finanziamenti da parte italiana e della UE.

Più in generale rispettoal  ruolo dell’ Italia (ENI, CNR, ENEL, Enea ecc.)  nel campo della fusione nucleare il Ministri  Adolfo Urso e Bernini  non  farebbero  male ad ordinare un check up che insieme alle strutture ministeriali includa i migliori scienziati disponibili. E dopo le recenti dichiarazioni forse troppo .ottimistiche di ENI  cosa aspetta l’opposizione a sollecitare il governo a riferire al Parlamento su come stanno veramente le cose in materia di fusione nucleare?

 

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Pubblicato in : Cultura

Info Marco Mayer

docente al Master In Cybersicurezza di LUISS Guido Carli e al Cyber Defence della Scuola:di Telecomunicazione del Ministero della Difesa in partnership con
Università di Modena e Reggio Emilia

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