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C’è un elefante da fare a fette

di Il tocco di Alviero | 18 Gennaio 2021

“L’elefante va fatto a fette”. Era l’espressione tipica e salomonica con cui il mio grande capo soleva liquidarmi, ogni volta che mi presentavo al suo cospetto con un problema, a mio avviso troppo grosso, su cui non sapevo neppure dove cominciare e per cui chiedevo un consulto.

L’eredità più grossa che la pandemia ci ha lasciato e con cui dovremo imparare a convivere per anni, oltre alle conseguenze di carattere sociale e sanitario, almeno a livello economico si chiama debito pubblico: un elefante ingombrante e di dimensioni massicce che graverà sui bilanci economici di tutti i governi internazionali per anni.

Prima o poi una politica consapevole e coraggiosa dovrà tenerne conto e metterci mano. Appunto. Ma non penso che sarà una operazione di breve termine. Siamo ancora troppo alle prese con gli effetti economici della pandemia: la politica fiscale in primis e la politica monetaria (parzialmente) hanno svolto un ruolo chiave nel promuovere il rimbalzo del sistema economico e limitare i danni derivanti dalla perdita di domanda.

Rispetto agli errori della crisi finanziaria globale del 2008 abbiamo fatto passi da gigante, allora ci affidammo alla sola politica monetaria, questa volta, i governi dei mercati più sviluppati hanno rapidamente risposto con misure di sostegno per i privati (sotto forma di versamenti diretti) e per le aziende (sotto forma di garanzie creditizie e prestiti diretti), mentre l’economia globale crollava pesantemente.

In sintesi, già grande parte delle risorse dei bilanci pubblici sono state utilizzate per ridurre la probabilità di danni economici permanenti e per salvaguardare i posti di lavoro. E ulteriori misure verranno annunciate per fronteggiare eventuali nuove ondate di pandemia (almeno fino a che la campagna vaccinale darà risultati definitivi).

L’austerità tanto proclamata nel passato nella crisi del 2008 da organismi quali il Fondo Monetario Internazionale, oggi è assolutamente bandita: l’FMI ha anzi raccomandato di incentivare i consumi collettivi e rafforzare i programmi d’investimento per sostenere la ripresa con un frenetico ricorso alla spesa pubblica. Il rapporto debito pubblico/PIL dei paesi sviluppati ha raggiunto livelli che si erano toccati solo durante la seconda guerra mondiale.

Ma non c’è tempo ora di fermarsi: l’elevato debito pubblico sarà uno dei fattori macroeconomici principali che influirà sull’evoluzione dell’economia globale e sul ciclo politico dei prossimi anni. Forse decenni.

Se (nel caso) mio figlio tra qualche anno verrà a chiedermi suggerimenti su come abbassarlo, saprò già come rispondergli.

 

Per tutti gli altri contenuti: www.nuvolemercati.it

 

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Pubblicato in : Nuvole e mercati

Info Il tocco di Alviero

Alviero Laureato con lode in Economia e alunno dell’Almo Collegio Borromeo, ha studiato e lavorato per alcuni anni all’estero. Master post laurea in “Contabilità e Finanza”, esperto di consulenza finanziaria e gestione del portafoglio, è stato manager nell’area dei mercati finanziari in alcuni dei principali gruppi bancari italiani e internazionali. Docente in alcuni Master post laurea, per diletto si appassiona di arte ed è autore di numerosi studi di economia e finanza dell’arte. Autore di numerose pubblicazioni, è stato insignito della Medaglia Laurenziana per la divulgazione di contenuti tematici innovativi a livello nazionale e vincitore del Premio Spoleto Festival Art 2016. Si interessa anche di politica, ma non ha vinto nessun premio. Ha una compagna e due figli che gli danno molta soddisfazione, a differenza della sua squadra del cuore… ma si sa che il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

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